Il Corano, per i musulmani, non è soltanto un libro sacro: è la Parola di Dio, non mediata, non interpretata, ma pronunciata direttamente da Lui, attraverso l’angelo Gabriele, al cuore del profeta Muhammad. Questa rivelazione, avvenuta tra il 610 e il 632 d.C., non si presenta come una narrazione storica lineare né come un trattato teologico, ma come un testo vibrante, frammentato e potente, dove ogni parola è sentita come viva, luminosa, carica di una forza che travalica il significato per toccare la coscienza. Il Corano è rivelazione (wahy) non solo di contenuti, ma di presenza. È un testo che non si legge semplicemente: si ascolta, si assorbe, si lascia risuonare.
Etimologicamente, la parola Qurʾān deriva dal verbo arabo qaraʾa, che significa “leggere”, “recitare”, “proclamare”. Ma questo leggere è tutt’altro che passivo: è un atto rituale, spirituale, trasformativo. La recitazione (tilāwah) non è soltanto memoria, ma evocazione. Il suono stesso del Corano, nella sua lingua originale, è considerato sacro. Non è un semplice veicolo del senso: è esso stesso manifestazione del divino. Per questo motivo, nella tradizione islamica, la traduzione del Corano non è mai considerata pienamente equivalente al testo arabo: la sua forza spirituale risiede non solo in ciò che dice, ma in come lo dice.
Il Corano non separa mai parola e vibrazione. Ogni sura, ogni versetto (āyah, che significa anche “segno”), è concepito come segnale cosmico, frammento di un discorso eterno che si fa udibile nel tempo. È per questo che, nella mistica islamica, in particolare nel sufismo, si sviluppa una lettura interiore del testo: il Corano non parla solo alla ragione, ma al cuore; non solo all’intelletto, ma all’anima. I sufi affermano che il Corano ha livelli di lettura: la lettera, il simbolo, il segreto. E il segreto si rivela solo a chi legge con amore, con presenza, con il desiderio non di possedere la verità, ma di farsi abitare da essa.
Nella spiritualità islamica, il Corano è spesso paragonato a una fonte d’acqua purissima, a una luce che rischiara, a un respiro che guida. L’ascolto del Corano in preghiera, in moschea o nella solitudine della notte, ha una funzione terapeutica e ascetica. Si dice che ogni parola del Corano tocchi una parte dell’anima, come se la rivelazione non fosse accaduta solo nel passato, ma accadesse ogni volta che si rilegge con il cuore sveglio. È un testo vivo, non chiuso nella storia, ma capace di dialogare con il presente, di rispondere a domande interiori che ancora non sono state formulate.
Il profeta Muhammad non sapeva leggere né scrivere. Per questo motivo, il Corano fu inizialmente trasmesso oralmente, memorizzato, recitato, vissuto nel suono. Questa origine orale non è secondaria, ma essenziale: il Corano nasce come voce, come vibrazione, come suono sacro che attraversa lo spazio e il tempo. Ancora oggi, i ḥāfiẓ — coloro che hanno memorizzato l’intero Corano — sono considerati depositari viventi della Rivelazione. E nella recitazione rituale, ogni modulazione, ogni pausa, ogni allungamento vocalico segue regole antichissime, che non sono solo tecniche, ma spirituali: sono forme del silenzio tra le parole, del respiro tra i versetti.
Il Corano è anche un libro cosmico. In molti versetti, Dio invita l’uomo a guardare la creazione, a contemplare le stelle, la pioggia, la nascita, la morte. Non esiste separazione tra la parola di Dio e il mondo: tutto è segno, tutto è āyah. La natura non è oggetto di sfruttamento, ma luogo di lettura. L’universo è un libro, e il Corano è la sua chiave interpretativa. Chi legge il Corano autenticamente è chiamato a leggere anche il proprio cuore, a riconoscere nel ritmo dei versetti il ritmo stesso della vita, la cadenza nascosta del tempo e dell’eternità.
Il Corano, infine, è un libro che chiama alla trasformazione. Non è un codice chiuso, ma un invito aperto. La libertà umana non viene cancellata dalla rivelazione, ma risvegliata. Il testo sacro non impone, ma illumina. La sua vibrazione profonda non si limita a dire cosa fare, ma a mostrare chi siamo. Per chi lo accoglie come testo rivelato e vivente, esso non è solo un insieme di parole, ma una presenza. Una vibrazione che continua, come un’eco, nelle profondità della coscienza.
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