Nel cuore del mese sacro di Ramadan, immersa tra le ultime notti, si cela Laylat al-Qadr, la Notte del Destino. Non è solo una notte sacra, ma un evento cosmico, un varco aperto tra il tempo e l’eternità. In essa, secondo la tradizione islamica, fu rivelato il Corano al cuore del Profeta Muhammad, e ogni anno, si rinnova come occasione unica di contatto con l’Assoluto. È un tempo che si espande, in cui ogni preghiera pesa più dell’oro, ogni invocazione raggiunge il cielo, ogni silenzio è ascolto.
Etimologicamente, Layla in arabo significa “notte”, mentre Qadr porta con sé molteplici significati: “misura”, “destino”, “potere”, “valore”. Qadr proviene dalla radice qadara, che indica il potere di determinare, di stabilire. Dunque Laylat al-Qadr è la Notte della Misura, della Decisione, ma anche della Potenza. È la notte in cui si decide il destino degli esseri, non nel senso fatalistico, ma in quello più alto: il destino come possibilità, come apertura del cuore al decreto divino. Non una prigione, ma un disegno che si rivela.
Nel Corano, la Sura 97 è interamente dedicata a questa notte. “In verità lo abbiamo fatto scendere nella Notte del Destino. E che ne sai tu di cos’è la Notte del Destino? È meglio di mille mesi. In essa discendono gli angeli e lo Spirito, con il permesso del loro Signore, per ogni decreto. Pace vi è, fino al sorgere dell’alba.” Mille mesi, ovvero più di ottant’anni: una vita intera. Ma in questa notte, il tempo si concentra, si annulla, si trasforma. Una sola preghiera può valere come tutte le preghiere di una vita. Non per quantità, ma per intensità, per verità, per presenza.
La Notte del Destino è anche una prova di ascolto. Non si sa con certezza quale sia, solo che cade in una delle ultime notti dispari del mese di Ramadan. Questa incertezza è simbolica: il cuore deve vegliare sempre, deve essere pronto, attento, silenzioso. Non è il calcolo a condurre all’incontro, ma la resa, la disponibilità. In questa notte, si rinnova l’alleanza tra l’umano e il divino. Gli angeli discendono, ma solo dove trovano accoglienza. Lo Spirito si posa, ma solo dove c’è spazio. È una notte che cerca cuori trasparenti.
Nel sufismo, Laylat al-Qadr è contemplata come la Notte dell’Unione. È il momento in cui il velo si assottiglia, in cui il cuore può bere alla fonte dell’Essere. Non si tratta solo di un evento esterno, ma di una condizione interiore: ogni volta che l’ego tace, ogni volta che il desiderio si spegne nella preghiera silenziosa, ogni volta che si dice un “sì” senza riserve, lì è Laylat al-Qadr. Non si cerca nel calendario, ma nel cuore.
Questa notte è anche la notte della Parola. Il Corano, la Recitazione, scende non come libro, ma come luce, come vibrazione che attraversa i cieli e si posa sul cuore. La rivelazione non è solo passato: è un verbo vivo, che continua a scendere in chi è pronto. Il silenzio della notte diventa grembo della Parola. E la recitazione, se fatta con presenza, non è più suono: è ritorno.
Chi vive veramente Laylat al-Qadr non ne esce uguale. Qualcosa cambia, anche se impercettibile. Un peso si dissolve, una direzione si chiarisce, una ferita si illumina. È il passaggio di una luce che non abbaglia, ma che resta. È una notte che non finisce all’alba, ma si prolunga nel cammino. Perché una sola notte vissuta così può riscrivere tutta una vita.
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