L’orazione amorosa, nella dottrina mistica di San Giovanni della Croce, è la forma più pura e profonda della preghiera: non più fatta di parole, di immagini o di ragionamenti, ma di una presenza silenziosa, affettuosa e costante dell’anima davanti a Dio. Non è un metodo, ma uno stato. Non si costruisce, ma si riceve. È frutto di un lungo cammino di purificazione interiore, dove l’orazione discorsiva e meditativa ha lasciato il posto a un amore semplice e nudo, che non chiede, non analizza, non pretende. Si limita a stare, con fedeltà e dolcezza, alla presenza dell’Amato.
Etimologicamente, “orazione” viene dal latino oratio, discorso, ma Giovanni ne ribalta il senso. Qui il “discorso” tace per lasciare parlare il cuore. È una oratio cordis, dove l’unica lingua comprensibile è l’amore. L’orazione amorosa non è fatta per ottenere grazie, né per cercare consolazioni. È pura gratuità. È stare con Dio non per ciò che dà, ma per ciò che è. È lo sguardo della sposa sullo Sposo, non per ricevere parole, ma per condividere il silenzio. Non si tratta di fare qualcosa, ma di lasciarsi fare. Non si vive più la preghiera come attività, ma come relazione che abita ogni cosa.
In questo tipo di orazione, l’anima rinuncia a ogni immagine, a ogni pensiero costruito, perché tutto ciò che è umano, anche se buono, diventa ostacolo se trattiene il cuore al di qua della Presenza. Giovanni dice che l’anima, in questa fase, non ha bisogno di altro che di “amore solitario”. Un amore che non ha bisogno di appoggi, ma solo di verità. Un amore che si consuma come fuoco silenzioso, che purifica, che trasforma, che unisce. Non ci sono più ragioni da spiegare, né emozioni da inseguire: solo la certezza di essere davanti a Dio e di offrirgli il cuore, così com’è.
L’orazione amorosa è, per Giovanni, anche passiva. Non nel senso di una pigrizia spirituale, ma nel senso di una disponibilità totale all’azione di Dio. L’anima si fa ricettiva, come la terra che accoglie la pioggia. Non resiste, non trattiene, non si agita. Rimane. E proprio nel rimanere si compie la trasformazione. Più l’anima tace, più Dio parla. Più si svuota, più si riempie. Più si dimentica, più si ritrova. È la logica della croce, applicata alla preghiera. Morire a sé per vivere in Lui.
Chi vive l’orazione amorosa non cerca più esperienze spirituali forti. Anzi, spesso non sente nulla. Ma sa, nel profondo, che Dio c’è. E questo basta. L’amore non ha bisogno di prove quando è puro. Per Giovanni, questa è la via più sicura, perché non espone l’anima al rischio dell’orgoglio spirituale. Non alimenta l’ego, non costruisce immagini false. L’anima si fa piccola, umile, semplice. E proprio per questo, vera. Non ha più nulla da difendere. E in questo nulla, trova tutto.
L’orazione amorosa è dunque un silenzio abitato, un ascolto senza parole, un’offerta senza condizioni. È l’eco della preghiera di Gesù nel Getsemani: “non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi Tu”. È la forma più matura di preghiera, perché non cerca altro se non l’Amore. E non per possederlo, ma per lasciarsi amare, per appartenere, per diventare esso stesso amore.
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