Nel cuore della spiritualità di Sant’Ignazio di Loyola, il discernimento è l’arte di riconoscere la voce di Dio tra le molteplici voci che abitano il cuore umano. È una pratica viva, concreta, quotidiana, che permette all’anima di orientarsi nel cammino della libertà, non secondo l’impulso del momento o la logica del mondo, ma secondo la volontà di Dio. Non si tratta di una tecnica psicologica, ma di un ascolto profondo, interiore, che coinvolge l’intelligenza, il cuore, la memoria e la volontà. Discernere, per Ignazio, è imparare a leggere i movimenti dell’anima alla luce dello Spirito, per scegliere ciò che conduce a una maggiore pienezza di vita spirituale.
Etimologicamente, “discernimento” deriva dal latino discernere, che significa “separare”, “distinguere”, “vedere con chiarezza”. In ambito spirituale, si tratta di distinguere ciò che proviene da Dio da ciò che non proviene da Lui, anche quando si presenta con apparenze luminose. Ignazio insegna che Dio comunica attraverso movimenti interni, attraverso ciò che egli chiama “consolazione” e “desolazione”. La consolazione è ogni aumento di fede, speranza, carità, ogni pace profonda che orienta l’anima a lodare Dio, ogni lacrima che nasce dal desiderio del bene. La desolazione è il contrario: oscurità, agitazione, tristezza che distoglie dalla preghiera, chiusura del cuore, scoraggiamento.
Ma il discernimento non consiste solo nel registrare queste alternanze: richiede riflessione, silenzio, memoria, esperienza. Ignazio invita a interrogarsi non solo su ciò che si sente, ma su dove quei movimenti conducono. Una consolazione che porta all’orgoglio non è vera. Una desolazione che porta all’umiltà può essere permessa da Dio. Non tutto ciò che conforta viene dallo Spirito, e non tutto ciò che fa male viene dal male. Ecco perché il discernimento è un’arte sottile: richiede tempo, onestà, attenzione. Non basta giudicare un’ispirazione sul momento. Bisogna vedere i frutti nel tempo.
Ignazio sottolinea che il discernimento è particolarmente necessario nei momenti importanti della vita, nelle “grandi elezioni”, ma è altrettanto vitale nel quotidiano. Per questo propone l’esame di coscienza come pratica fondamentale: non per colpevolizzarsi, ma per imparare a riconoscere, giorno dopo giorno, ciò che ha fatto crescere l’anima e ciò che l’ha spenta. In questo modo, l’anima si educa a percepire più chiaramente la direzione del proprio cammino, e diventa capace di scegliere con libertà. Il discernimento ignaziano è infatti discernimento per l’azione: non si contempla per rimanere fermi, ma per scegliere meglio, amare di più, servire con più verità.
Un elemento centrale in tutto questo è l’indifferenza spirituale, che non è apatia, ma disponibilità totale a seguire Dio in qualunque direzione Egli indichi. Essere indifferenti, per Ignazio, significa non essere legati a preferenze personali, a progetti precostituiti, a successi visibili. È vivere con il cuore libero, pronto a dire sì a ciò che fa crescere l’amore. Solo un cuore così può discernere bene. Solo un’anima povera, che non cerca di possedere il cammino, può riconoscere le tracce del Signore.
Il discernimento, nella visione di Ignazio, è dunque un dono e una responsabilità. È dono perché è lo Spirito a muovere il cuore. È responsabilità perché spetta all’uomo accogliere, ascoltare, vagliare, scegliere. Chi vive il discernimento in profondità scopre che ogni decisione, anche la più piccola, può diventare luogo d’incontro con Dio. E che nulla, nella vita, è troppo ordinario per non essere illuminato dalla luce dello Spirito.
ignazio di loyola, discernimento spirituale, consolazione e desolazione, libertà interiore, volontà di Dio, indifferenza ignaziana, esame di coscienza, movimenti dell’anima, ascolto dello Spirito, scelte spirituali, cammino interiore, spiritualità ignaziana, silenzio e decisione, riccardo, conte, riccardo conte, conte riccardo
Lascia un commento