Vivere l’orazione silenziosa secondo il metodo carmelitano significa entrare in una relazione viva, amorosa e trasformante con Dio, non attraverso molte parole o concetti, ma nel raccoglimento profondo del cuore, nel silenzio dell’anima, nella semplice presenza. È un cammino di interiorità e abbandono, trasmesso con forza e delicatezza dai grandi maestri del Carmelo – santa Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce, santa Teresa di Gesù Bambino – come via concreta e radicale di unione con Dio. È una forma di preghiera che non si improvvisa, ma si costruisce nel tempo, nella fedeltà quotidiana, nel desiderio ardente di Dio per Dio.
Etimologicamente, “orazione” deriva dal latino oratio, da orare, che significa “pregare, parlare con”. Ma nell’esperienza carmelitana, l’orazione non è tanto parlare a Dio, quanto stare con Dio, alla sua presenza, in silenzio, senza bisogno di espressione verbale, senza mediazioni mentali, senza richieste. È, come dice Teresa d’Avila, un intimo rapporto di amicizia, un trovarsi spesso da solo con Colui che sappiamo che ci ama. La parola “silenzio”, in questa prospettiva, non è assenza, ma pienezza che tace. Il silenzio dell’orazione è lo spazio in cui l’anima ascolta, attende, si apre.
Il metodo carmelitano non inizia con tecniche, ma con un atto interiore di fede e di amore. L’orazione silenziosa è l’orazione del cuore che desidera, del cuore che cerca. Per iniziare, si sceglie un tempo stabile, ogni giorno. Può essere mezz’ora al mattino o alla sera, o anche solo venti minuti, purché siano fedeli. Si sceglie un luogo semplice, silenzioso, si assume una postura comoda ma raccolta: seduti, con la schiena eretta, le mani poggiate, gli occhi chiusi o socchiusi. Si fa lentamente il segno della croce e si invoca lo Spirito Santo, con parole semplici o con un solo sospiro.
Poi inizia il silenzio. Non si deve fare nulla. Si resta. Si guarda. Si ama. Se si sente il bisogno, si può leggere una frase della Scrittura, una parola di un santo, e poi lasciarla risuonare dentro. Ma l’essenziale è non fare rumore dentro. Non si tratta di cercare esperienze, visioni, sensazioni. L’orazione carmelitana è un vuoto pieno: vuoto di distrazioni, pieno di presenza. Quando arrivano i pensieri – e arriveranno – non si combattono con forza. Si lasciano passare. Si ritorna, con dolcezza, a un atto di attenzione amorosa. Si può ripetere nel cuore una frase breve: “Signore, io sono qui”, “Gesù”, “Tu solo”, o anche nulla.
Santa Teresa chiama questa fase iniziale “orazione di raccoglimento”: è l’atto con cui l’anima si ritira dentro sé stessa, raccoglie i sensi, la mente, la volontà, e li orienta verso Dio. Non si tratta di chiudersi, ma di entrare nella stanza del cuore, come Gesù dice nel Vangelo: “Entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo nel segreto” (Mt 6,6). L’orazione diventa così una dimora, un silenzio abitato. Non si cerca nulla, ma si rimane. Si lascia che Dio sia Dio.
Col tempo, se si è fedeli, si passa a una forma più sottile di orazione. Santa Teresa parla di “orazione di quiete”, in cui l’anima è pacificata, i sensi si placano, e il cuore si sente attratto dolcemente. Non è ancora unione, ma è il segno che Dio comincia a prendere l’iniziativa. L’anima si lascia portare. Non si deve analizzare nulla. Solo accogliere. E se non si sente nulla, si continua comunque: perché il frutto non è nella percezione, ma nell’abbandono.
San Giovanni della Croce insiste sulla notte del senso: quando Dio comincia a togliere ogni appoggio, ogni consolazione, ogni chiarezza. È la purificazione dell’orazione. Il silenzio si fa più denso. Ma è proprio lì che l’orazione silenziosa si fa più vera. Perché non si cerca più nulla per sé. Si rimane solo per amore. Questa è l’orazione pura. L’anima non dice più nulla. Solo ama. Solo è.
Per vivere questa orazione nel quotidiano, occorre una vita semplice, ordinata, vigilante. Le passioni disordinate, le parole inutili, la fretta costante spengono la fiamma del cuore. Occorre silenzio esteriore, sobrietà nei sensi, carità vera. L’orazione non è mai separata dalla vita. Una giornata vissuta con distrazione non favorisce l’incontro. Per questo i santi carmelitani insistevano sulla custodia del cuore, sulla purezza dell’intenzione, sull’offerta anche nelle cose più semplici.
L’orazione silenziosa, vissuta nel metodo carmelitano, non è riservata a pochi eletti. È un cammino aperto, disponibile, reale. Richiede solo desiderio sincero, fedeltà quotidiana, amore che non cerca sé stesso. È un cammino che si fa ogni giorno più semplice. Finché l’anima si fa silenziosa, e il silenzio si fa presenza. E lì, senza parole, senza immagini, senza volontà, si scopre che Dio era già dentro. E l’orazione diventa abitare in Lui.
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