Il silenzio della fede: camminare nella non-conoscenza

Camminare nel silenzio della fede significa attraversare un terreno spoglio, dove la luce si vela, le risposte si tacciono, e Dio si fa presenza che non si vede, voce che non si sente, certezza che non si tocca. È la condizione della fede pura, spogliata di ogni appoggio sensibile, di ogni comprensione razionale, di ogni garanzia emozionale. Non è una crisi, ma una maturazione. È la fede che non ha bisogno di vedere per amare, che non cerca più segni, ma si offre interamente a Dio, anche quando tutto tace. È la fede dei santi, la fede dei semplici, la fede dei tempi duri e delle notti profonde. È il cammino nella non-conoscenza, dove l’anima non capisce più nulla, ma continua a camminare.

Etimologicamente, “fede” deriva dal latino fides, da fidere, cioè “fidarsi, avere fiducia”. La radice indoeuropea bheidh- significa “affidarsi con convinzione”. Non è solo credere in qualcosa, ma affidarsi a Qualcuno. Il termine “silenzio”, come già visto, viene da silentium, e indica una quiete attiva, una sospensione che ascolta. “Non-conoscenza” è l’esperienza mistica descritta in modo alto nella tradizione apofatica: non si tratta di ignoranza, ma di superamento della conoscenza razionale per entrare nella nube del mistero, dove Dio si rivela nascondendosi. La “nube della non-conoscenza”, espressione centrale della mistica medievale inglese, rappresenta proprio questo: un buio che purifica, un vuoto che accoglie, una fede che arde senza vedere.

San Giovanni della Croce chiama questa esperienza “la notte della fede”. L’anima non è più sostenuta da consolazioni, da intuizioni, da comprensioni, ma solo da un amore nudo. È il momento in cui Dio guida senza spiegare. Come Abramo, che parte senza sapere dove va. Come Maria, che accoglie senza capire. Come Cristo sulla croce, che grida al Padre e riceve silenzio. Questo silenzio non è assenza di Dio, ma la sua forma più alta e più segreta. È un amore che si nasconde per purificare, per radicare, per unire più profondamente.

Camminare nella non-conoscenza non significa accettare tutto passivamente, ma rinunciare al possesso della verità per lasciarsi possedere dalla Verità viva. Significa accogliere la Parola anche quando non parla. Pregare anche quando nulla risponde. Celebrare anche quando tutto sembra vuoto. È il momento in cui la fede diventa fedeltà. E la fedeltà è l’unica risposta vera nella notte.

La tradizione monastica insegna che in questi momenti non si cerca di uscirne, ma di entrarvi meglio. Non si forzano le luci, non si cercano scorciatoie. Si rimane. Si cammina. Si tace. Si offre tutto. Si fa del silenzio una preghiera, del dubbio un’offerta, della confusione una lode. Ogni atto piccolo diventa grandissimo: un’adorazione silenziosa, una ripetizione semplice del Nome, un atto di carità nonostante tutto. La preghiera del cuore, in questi momenti, può ridursi a un solo sussurro: “Credo”, o “Tu sei”, o semplicemente “Gesù”.

È importante sapere che questa non-conoscenza è feconda. Non è sterilità, ma gestazione. L’anima viene svuotata per essere riempita di Dio in modo nuovo. La mente perde le immagini per accogliere la realtà divina. Il cuore non sente più per imparare ad amare gratuitamente. Questo silenzio non è fine, ma passaggio. È la soglia della contemplazione. Non si possiede più Dio, ma si dimora in Lui.

Anche i grandi maestri del Carmelo, come Teresa d’Avila e Giovanni della Croce, parlano di questo silenzio come la purificazione che prepara l’unione. Dio toglie ogni appoggio per radicarsi più profondamente. Non chiede di capire, ma di rimanere. Non chiede di vedere, ma di fidarsi. E chi resta, anche senza comprendere, viene trasformato.

Nel cammino spirituale, il momento della non-conoscenza è uno dei più preziosi. Perché segna la fine dell’amore per ciò che Dio dà, e l’inizio dell’amore per Dio stesso. Non si ama più per luce, ma per fedeltà. Non si prega più per sentire, ma per essere con Lui. E in questo buio nasce una nuova visione. Non una visione sensibile, ma una conoscenza silenziosa, una certezza senza prove, una pace che non dipende da nulla.

Chi accetta di camminare nel silenzio della fede entra nel cuore della vita cristiana. Cammina senza sapere, ama senza possedere, crede senza capire. E proprio lì, nella non-conoscenza, si realizza la più alta conoscenza: quella che nasce dal cuore che si abbandona, e che Dio colma della sua presenza nuda.

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