Le regole del discernimento spirituale di sant’Ignazio di Loyola costituiscono uno dei doni più preziosi della sua opera, e sono ancora oggi uno strumento concreto, chiaro e profondo per chi desidera comprendere l’azione di Dio nell’anima, distinguere le ispirazioni autentiche dagli inganni spirituali, e orientarsi con verità nel cammino interiore. Non si tratta di teorie astratte, ma di principi vivi, tratti dall’esperienza di un uomo che ha lottato nel cuore con Dio, con sé stesso e con il nemico dell’anima, e che ha voluto mettere per iscritto ciò che può aiutare ogni cercatore sincero a camminare nella luce.
Etimologicamente, “discernimento” deriva dal latino discernere, composto da dis- (“separare”) e cernere (“distinguere, vedere chiaramente”). Significa quindi l’arte di distinguere ciò che viene da Dio da ciò che non viene da Lui, anche quando entrambi i movimenti appaiono buoni o religiosi. Il discernimento spirituale, per Ignazio, non si basa solo sul ragionamento, ma è ascolto del cuore, attenzione ai movimenti interiori, confronto con il Vangelo e con la realtà. È una via che esige umiltà, vigilanza, e conoscenza di sé.
Ignazio distingue due gruppi di regole: quelle della prima settimana e quelle della seconda settimana degli Esercizi Spirituali. Le prime aiutano a distinguere il bene dal male evidente, i peccati dai desideri di conversione. Le seconde, più sottili, insegnano a riconoscere l’inganno che si cela sotto apparenza di bene, quando l’anima è già avanzata e il nemico si fa più astuto.
Nella prima settimana, le regole principali sono dodici. La prima insegna che, quando l’anima è immersa nel peccato e si allontana da Dio, il nemico la conforta con piaceri apparenti, per mantenerla nella confusione, mentre lo Spirito la punge, la risveglia con il rimorso. Quando invece l’anima cerca Dio, il nemico turba, intristisce, scoraggia, mentre lo Spirito dà coraggio, forza, pace. Queste dinamiche interiori sono reali e concrete, e chi impara a osservarle con sincerità comincia a comprendere da dove viene ciò che sente e verso cosa lo conduce.
Un’altra regola fondamentale è quella che riguarda la consolazione e la desolazione. Consolazione è ogni aumento di fede, speranza, amore, ogni moto che porta verso Dio, anche se accompagnato da lacrime o dolore. Desolazione è l’opposto: oscurità dell’anima, inquietudine, attrazione verso cose basse e terrene, distrazione spirituale, freddezza verso Dio. Queste esperienze non sono semplicemente emotive: sono movimenti dell’anima. E non vanno ignorati, ma discerniti.
Ignazio insiste: quando si è in desolazione non si deve mai cambiare la decisione presa in consolazione. È una regola di stabilità. Il nemico, dice Ignazio, è come un comandante che attacca il punto più debole della città. Perciò bisogna conoscere sé stessi, e non discutere con la tentazione. È anche come un amante infedele che cerca il segreto: se si manifesta, perde potere. Per questo è essenziale aprire il cuore al confessore, al direttore spirituale, alla Parola di Dio.
Le regole della seconda settimana sono più sottili. Ignazio spiega che quando l’anima cresce nella vita interiore, il nemico si traveste da angelo di luce. Non propone più peccati evidenti, ma ispirazioni apparenti, consigli ingannevoli, che sembrano buoni ma portano alla distrazione, alla superbia, alla divisione interiore. Per discernere, è necessario guardare il principio, il mezzo e il fine del pensiero: se tutto conduce a Dio con pace e umiltà, è buono. Se c’è turbamento, rigidità, chiusura, anche se in apparenza è zelo spirituale, è segno d’inganno.
Una delle regole più preziose dice che chi si trova in consolazione deve prepararsi alla desolazione, raccogliere forze, fare memoria della luce. E chi si trova in desolazione deve non perdere la pazienza, pensare che la prova è temporanea, e intensificare la preghiera, l’esame di coscienza, la penitenza, anche solo in forma minima. Per Ignazio, il nemico non sopporta la fermezza umile, e fugge quando l’anima resta salda anche nel buio.
Queste regole non sono una tecnica, ma una pedagogia spirituale reale, che si impara vivendola. Ignazio insegna a leggere la propria anima alla luce dello Spirito, e a non lasciarsi ingannare nemmeno dai propri desideri religiosi, se non portano frutto buono. Discernere, per lui, è ascoltare Dio che parla nel cuore, nelle emozioni, nei pensieri, nei cambiamenti interiori. E per ascoltare, serve silenzio, verità, direzione, e un cuore che non si appartiene.
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