Come praticare la presenza di Dio secondo Frère Laurent

Praticare la presenza di Dio secondo Frère Laurent significa vivere ogni momento della giornata, anche il più semplice e ordinario, come occasione per stare con Dio, amarlo, parlarGli e lasciarsi amare. Non si tratta di isolarsi dal mondo o di moltiplicare le preghiere vocali, ma di coltivare una relazione continua, interiore, profonda, che trasforma ogni azione in atto sacro. Frère Laurent de la Résurrection, carmelitano scalzo del XVII secolo, cuoco e poi calzolaio del suo convento parigino, ha insegnato questa via umile e rivoluzionaria in una raccolta di conversazioni e lettere che, col tempo, è diventata un piccolo classico della spiritualità cristiana.

Etimologicamente, “presenza” deriva dal latino prae-esse, “essere davanti, essere con”. Nella spiritualità cristiana, la presenza di Dio non è qualcosa che viene evocato, ma qualcosa che è già, sempre, continuamente. È l’uomo che spesso si distrae, dimentica, si separa. Frère Laurent ha riscoperto che non occorre cercare Dio lontano: Egli è già qui. E il compito del credente è solo uno: ricordarsi, rivolgersi, restare.

Frère Laurent era un uomo semplice, senza studi teologici avanzati, ma con una sapienza profonda nata dalla preghiera e dall’esperienza. Diceva: “Il nostro unico mestiere è quello di amarlo”. Non proponeva tecniche complicate, ma un esercizio interiore costante: rivolgere il cuore a Dio, ogni volta che si può. “Non è necessario”, scrive, “essere sempre in chiesa per essere con Dio. Possiamo fare della nostra anima un oratorio dove ci ritiriamo di tanto in tanto per stare con Lui, umilmente, amorevolmente.” Questo significa che anche lavare i piatti, camminare per strada, accogliere qualcuno o scrivere una lettera, può diventare preghiera, se fatto nella consapevolezza che Dio è presente.

Per vivere questo insegnamento, il primo passo è l’intenzione del cuore. Appena svegli, ci si può rivolgere a Dio con una preghiera semplice: “Eccomi, Signore, resta con me oggi.” Questo atto iniziale è una chiave. Poi, durante la giornata, ogni attività può diventare un’occasione per rivolgere una parola interiore a Dio: “Ti amo”, “Grazie”, “Aiutami”, “Sii con me”. Non serve parlare molto: basta un pensiero, uno sguardo interiore, un respiro che si fa invocazione.

Frère Laurent insisteva molto sulla dolcezza e la costanza. Non bisogna scoraggiarsi se ci si distrae. La mente umana è instabile, e il cuore si agita. Ma ogni ritorno a Dio è gradito. Diceva: “Quando cadiamo, bisogna rialzarsi con dolcezza, senza turbamento, e tornare subito alla presenza di Dio.” Questa dolcezza è la vera via dell’umiltà. L’anima non si condanna, ma si rialza. L’amore non impone, ma attira.

Un altro aspetto importante è l’abbandono alla volontà di Dio. Per Frère Laurent, praticare la presenza non è solo un esercizio di memoria spirituale, ma una consegna continua. Quando si accetta con pace ciò che accade, si accoglie Dio stesso. “Io sono con Dio così come sono,” scrive. Questo significa che anche nella sofferenza, nella stanchezza, nel fallimento, si può restare alla Sua presenza. Lì, anzi, si scopre di essere tenuti, non abbandonati.

È utile, durante il giorno, fermare il pensiero anche solo per pochi secondi, chiudere gli occhi, rivolgere lo sguardo del cuore verso Dio e dire: “Tu sei qui.” Questo basta. Questo è già presenza. Nel tempo, questo gesto diventa spontaneo. Si può accompagnare anche con atti semplici: accendere una candela, toccare un crocifisso, inspirare lentamente. Non per costruire qualcosa, ma per entrare in ciò che già è.

Alla sera, si può concludere la giornata con un dialogo silenzioso: si ripercorrono le ore trascorse, si ringrazia per i momenti in cui si è stati presenti a Lui, e si chiede perdono per le dimenticanze. Ma sempre con amore, con fiducia, senza colpa. “Dio è più tenero di una madre,” dice Frère Laurent. La sua spiritualità è leggera, profonda, disarmante.

Vivere la presenza di Dio, allora, è imparare ad abitare il momento. È riscoprire che non si è mai soli. È camminare nella cucina, nel lavoro, nel dolore, nella gioia, sapendo che ogni passo è già nella Sua luce.

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