Praticare l’ascolto spirituale secondo la tradizione benedettina significa vivere ogni momento, ogni parola, ogni incontro come occasione in cui Dio parla. Non si tratta solo di sentire con l’orecchio fisico, ma di aprire l’intero essere a una presenza che si comunica nel silenzio, nell’obbedienza, nella profondità delle cose semplici. La Regola di san Benedetto inizia con un comando chiaro e diretto: “Ascolta, figlio, gli insegnamenti del maestro e porgi l’orecchio del tuo cuore”. Questo ascolto del cuore è il fondamento della vita monastica, ma può essere vissuto anche da ogni cristiano nel mondo, come stile spirituale, come esercizio di attenzione e conversione quotidiana.
Etimologicamente, il verbo “ascoltare” deriva dal latino auscultare, che implica un ascolto attento, rispettoso, ricettivo. Non si ascolta solo per sapere, ma per accogliere, per obbedire interiormente. Nella spiritualità benedettina, ascoltare non è un’attività passiva, ma un’azione profonda dell’anima che si lascia plasmare. L’ascolto è il primo passo della vera obbedienza – parola che a sua volta deriva dal latino ob-audire, cioè “prestare l’orecchio, stare davanti ascoltando”.
San Benedetto scrisse la sua Regola nel VI secolo, in un’epoca di caos e transizione storica, per offrire ai monaci una via stabile verso Dio. Il suo metodo non era fatto di grandi visioni, ma di piccole fedeltà quotidiane, e al centro di tutto pose la capacità di ascoltare: ascoltare la Scrittura, il superiore, i fratelli, la propria coscienza, gli eventi, il silenzio. L’intera giornata del monaco è scandita da questo ascolto: nella liturgia delle ore, nella lectio divina, nel lavoro, nel silenzio della cella, nelle relazioni fraterne. L’ascolto diventa così non solo un atto, ma una forma di vita.
Per vivere oggi questo tipo di ascolto, anche da laico, il primo passo è creare spazi di silenzio reale. Senza silenzio, l’ascolto non ha terreno dove nascere. Si può cominciare con alcuni momenti precisi del giorno in cui si spegne tutto: telefono, parole, suoni, e si resta. Seduti, senza fare, semplicemente presenti. Si può dire interiormente: “Parla, Signore, il tuo servo ascolta”. Non si deve aspettare una voce, ma coltivare una disposizione.
Il secondo passo è leggere la Parola di Dio con spirito di ascolto. Non come studio, non per capire, ma per ricevere. Questo è il cuore della lectio divina benedettina: leggere lentamente, ripetere, meditare una frase, lasciare che penetri. Anche una sola parola, se accolta, diventa luce. L’ascolto della Scrittura non è solo intellettuale, è spirituale: si legge per lasciarsi cambiare. Si può scrivere quella parola, portarla con sé, rileggerla più volte. San Benedetto non cercava discorsi lunghi, ma parole che trasformano.
Il terzo passo è ascoltare gli altri con il cuore libero. La Regola chiede ai monaci di accogliere l’altro “come Cristo stesso”. Ascoltare qualcuno secondo lo spirito benedettino significa non interrompere, non giudicare, non preparare una risposta, ma restare presenti. Anche chi è duro, difficile, ostile, può essere strumento della voce di Dio. E soprattutto: anche chi è piccolo, giovane, inesperto, come dice la Regola, può portare la verità.
Il quarto passo è ascoltare se stessi nell’umiltà. Non il sé narcisistico, ma la voce più profonda della coscienza. Ogni sera, nella quiete, si può ripercorrere il giorno: quali parole ho ascoltato? Quali ho rifiutato? Dove Dio mi ha parlato e io non l’ho riconosciuto? Questo esercizio, semplice ma fedele, affina l’udito interiore. L’anima diventa più sensibile, più aperta, più viva.
Infine, l’ascolto benedettino è sempre ascolto che conduce all’obbedienza amorosa. Non si ascolta per accumulare, ma per rispondere. Quando si sente, anche vagamente, che Dio chiama in una direzione, si obbedisce. Anche se costa, anche se è piccolo. L’ascolto si compie nella vita. San Benedetto non separava mai il momento della preghiera dal lavoro, né il momento del silenzio da quello della fraternità. Tutto è luogo di ascolto. Tutto è possibilità di risposta.
Praticare l’ascolto spirituale secondo san Benedetto è come scavare un pozzo nel cuore. All’inizio sembra solo silenzio. Poi, col tempo, si sente un’acqua che sale. Ed è lì che Dio abita.
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