Il monoteismo ha segnato in modo profondo la storia spirituale dell’umanità. Le tre grandi religioni monoteiste — Ebraismo, Cristianesimo e Islam — hanno tracciato percorsi distinti, ma intrecciati, verso l’Uno, verso quel Dio unico che dà senso, origine e direzione alla realtà. Comprenderne le radici comuni e le differenze profonde è un esercizio spirituale e culturale di enorme valore, oggi più che mai, in un mondo che ha bisogno di ponti, non di muri.
La parola “monoteismo” deriva dal greco monos (“uno”) e theos (“dio”) e indica la fede in un unico Dio assoluto, creatore, onnipotente, trascendente ma anche vicino all’uomo. È un concetto che ha rivoluzionato il pensiero religioso antico, spesso politeista, e che ha generato un’immensa produzione teologica, filosofica, giuridica e artistica.
L’Ebraismo è la più antica delle tre religioni monoteiste storiche. Nato con l’esperienza di Abramo (circa XVIII sec. a.C.), trova nella Torah la rivelazione fondante e nella figura di Mosè il profeta legislatore. Il Dio ebraico è il Dio dell’Alleanza: un Dio che parla, che libera, che guida un popolo. È un Dio “geloso”, ma anche misericordioso, il cui Nome è così sacro da non poter essere pronunciato. La centralità della Legge (Halakhah), del sabato, della memoria dell’Esodo e della giustizia sociale caratterizzano il cammino spirituale ebraico.
Il Cristianesimo nasce in seno all’ebraismo nel I secolo d.C., riconoscendo in Gesù di Nazareth il Messia promesso. La grande novità cristiana è l’incarnazione: Dio si fa carne, entra nella storia, si lascia toccare, ascoltare, amare. Il Dio unico resta, ma si esprime in una comunione trinitaria di Padre, Figlio e Spirito Santo. La fede cristiana si fonda sulla grazia, sul perdono, sull’amore incondizionato, sulla risurrezione. La figura di Gesù, la sua croce e il suo messaggio rivoluzionario di amore per i nemici trasformano la spiritualità in relazione personale e universale.
L’Islam nasce nel VII secolo con la rivelazione del Corano al profeta Muhammad. Il messaggio fondamentale è l’unità di Dio (tawḥīd), la sua assoluta unicità e trascendenza. Allah non ha simili, non ha figli, non si incarna. È il Misericordioso, il Giusto, il Sapiente. Il musulmano è colui che si sottomette (da islām) alla volontà divina. I Cinque Pilastri dell’Islam — testimonianza, preghiera, elemosina, digiuno, pellegrinaggio — strutturano la vita spirituale quotidiana, in una continua relazione tra interiorità e comunità.
Nonostante le differenze dottrinali, le tre religioni condividono molteplici elementi: la fede in un Dio personale, la centralità della preghiera, l’importanza dell’etica, la dimensione comunitaria, il valore della rivelazione. E condividono anche ferite storiche, incomprensioni, tensioni. Ma laddove la fede è vissuta in profondità e non in opposizione, si aprono spazi di dialogo fecondo.
Il cammino del monoteismo, se inteso come ricerca dell’unità, può diventare un terreno d’incontro. Può insegnarci che l’unicità di Dio non è chiusura, ma apertura al tutto. Che ogni via autentica verso l’Assoluto, quando vissuta con cuore sincero, può illuminare l’altra. E che la verità, forse, non divide, ma chiama a riconoscere il sacro anche negli occhi di chi crede diversamente.
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