Indossare il cilicio nella spiritualità penitenziale significa assumere volontariamente una forma di mortificazione corporale non per disprezzare il corpo, ma per educarlo, per offrirlo, per unificarlo con il desiderio di Dio. È un gesto antico, austero, profondamente cristiano, se vissuto con equilibrio, discrezione e sotto guida spirituale. Non è mai un mezzo per autopunirsi, ma un’offerta nascosta, un modo per unire il corpo al sacrificio del Cristo, per imparare la docilità, il dominio di sé, la riparazione silenziosa. Il cilicio non è per tutti, ma per chi ha ricevuto luce interiore e guida per viverlo nella carità, e non nel perfezionismo o nel volontarismo spirituale.
Etimologicamente, la parola “cilicio” deriva dal latino cilicium, che indicava un indumento ruvido fatto con peli di capra originari della Cilicia, regione dell’Asia Minore. Era usato come veste penitenziale già nell’antico Israele e dai primi cristiani come segno di umiliazione e preghiera. Il profeta Elia, Giovanni Battista e molti anacoreti vissero con abiti di pelo per richiamare il cuore alla conversione. Con il tempo, il termine è passato a designare anche strumenti più discreti di mortificazione: cinture metalliche con punte smussate, cordicelle o fasce ruvide portate a contatto con la pelle, generalmente su coscia, braccio o torso.
Nella tradizione ascetica cristiana, il cilicio è stato utilizzato da santi e mistiche come mezzo di penitenza: san Domenico, santa Caterina da Siena, san Francesco d’Assisi, san Luigi Gonzaga, san Giovanni Maria Vianney e numerosi altri ne hanno fatto uso con spirito di umiltà e di intercessione. Ma tutti insegnavano che il valore del cilicio non sta nel dolore fisico, bensì nella disponibilità del cuore a soffrire per amore, per riparare, per partecipare alle sofferenze di Cristo.
Chi desidera portare il cilicio, deve farlo sotto guida spirituale certa. Nessuna pratica penitenziale deve mai essere intrapresa da soli o per impulso personale. La Chiesa, soprattutto dopo il Concilio di Trento, ha sempre vigilato affinché la mortificazione fosse custodita dall’equilibrio. È l’obbedienza che purifica ogni penitenza. Chi porta il cilicio deve sapere di non farlo per ottenere qualcosa, ma per donarsi. Non per sentirsi migliore, ma per unirsi a Cristo crocifisso.
Il cilicio, in quanto oggetto fisico, va scelto con discernimento. Deve essere idoneo al proprio stato di salute, sterilizzato, discreto, non lesivo. Non deve provocare ferite aperte né infiammazioni. Esistono oggi modelli approvati e usati in diversi contesti monastici o laicali, spesso in acciaio inox con punte smussate che non tagliano ma richiamano un’attenzione interiore. Alcuni modelli si chiudono con ganci, altri si allacciano come una fascia.
Il punto del corpo dove si indossa è solitamente la coscia (superiore, laterale), in modo da essere discreto e non interferire con la circolazione o con i movimenti vitali. Alcuni usano il braccio o la vita, ma sempre in modo che sia nascosto, sicuro, non visibile. Il cilicio non si porta a contatto diretto con l’osso o vicino a nervi importanti. Si indossa sopra un indumento sottile o direttamente sulla pelle, per un tempo limitato, generalmente dai 30 minuti a un massimo di due ore, non quotidianamente, ma in giorni particolari: venerdì, vigilie, periodi forti come Quaresima.
Prima di indossarlo, è bene mettersi in raccoglimento. Non è un atto da compiere con leggerezza o abitudine, ma come parte della propria orazione. Si può dire interiormente: “Signore, accetta questo piccolo segno di amore. Uniscilo alla tua Passione. Fammi portare in pace, nel corpo, le tue sofferenze.” Poi lo si indossa con calma, con raccoglimento, senza fretta.
Durante il tempo in cui si porta, non si deve cercare il dolore: il vero cilicio non lacera, non ferisce, ma richiama la presenza. L’effetto spirituale è la vigilanza, la concentrazione, il dominio delle distrazioni, l’intercessione. Può accompagnarsi alla recita di un salmo penitenziale, del Rosario, dell’Ufficio delle Tenebre, o a un tempo di silenzio puro.
Dopo l’uso, lo si rimuove con discrezione, lo si pulisce con cura e lo si ripone in luogo separato, rispettoso. È consigliabile applicare sulla pelle una crema lenitiva naturale, per evitare irritazioni. Ma soprattutto, si offre quel gesto nel silenzio, senza parlarne, senza esibirlo, senza voler essere visti. Come diceva Gesù nel Vangelo, “il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.
La penitenza cristiana, quando è vissuta con amore, umiltà e obbedienza, purifica, rende docili, libera dal dominio dei sensi. Ma se vissuta con superbia o rigidità, diventa sterile o addirittura pericolosa. Il cilicio non è per tutti i cammini spirituali, ma quando è accolto con verità, può diventare una fiamma silenziosa che arde davanti a Dio.
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