Seguire le ore canoniche in versione laicale significa entrare nella preghiera della Chiesa, santificando il tempo secondo il ritmo della Liturgia delle Ore, ma adattandolo alla vita quotidiana di chi vive nel mondo. È un modo per partecipare, anche senza essere monaci o sacerdoti, alla lode ininterrotta che la Chiesa offre a Dio lungo tutta la giornata, unendo la propria voce alla voce universale del Corpo mistico di Cristo. Per il laico, vivere le ore canoniche non è un obbligo canonico, ma una vocazione interiore: quella di trasformare i ritmi della giornata in liturgia, in offerta, in ascolto.
Etimologicamente, “ora canonica” deriva dal greco kanōn, che significa “regola”, e dal latino hora, cioè “momento stabilito del giorno”. Le ore canoniche sono, quindi, momenti regolati in cui si prega secondo un ordine fisso e universale. La tradizione cristiana, fin dai primi secoli, ha scandito il tempo con la preghiera, ispirandosi ai salmi che invitano a lodare Dio “sette volte al giorno” (Salmo 118,164) e all’esempio di Gesù che pregava all’alba, al tramonto, nella notte.
Le ore principali della Liturgia delle Ore sono:
- Lodi mattutine (al risveglio)
- Ora media (a metà giornata, con le sue articolazioni: terza, sesta e nona)
- Vespri (al tramonto)
- Compieta (prima di dormire)
- Ufficio delle letture (in qualsiasi momento, spesso al mattino o di notte)
Il laico non è tenuto a recitarle tutte, ma può scegliere di integrare nella propria giornata almeno una o due ore principali, iniziando magari dalle Lodi e dai Vespri, e aggiungendo la Compieta, che è breve e molto amata per la sua dolcezza serale. Non serve essere esperti o conoscere il latino: oggi esistono edizioni semplificate e in lingua corrente, come il “Pregare il tempo” o il “Brevissimo”, che raccolgono una selezione delle ore più accessibili. Ma anche il vero e proprio Breviario (Liturgia delle Ore) è disponibile in traduzione italiana.
Per iniziare, è importante scegliere un luogo tranquillo. Può essere l’altare domestico, ma anche un angolo della casa dove si è certi di non essere disturbati. Ci si può sedere in silenzio, accendere una candela, aprire il libro liturgico o un’applicazione fedele ai testi ufficiali. Ogni ora inizia con il segno della croce, seguito dall’invocazione “O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto”, che apre il cuore alla preghiera.
Le ore canoniche sono composte principalmente da salmi, letture brevi, cantici, intercessioni e orazioni conclusive. La forza della loro struttura sta nella ripetizione regolare, che diventa abitudine spirituale, memoria orante, scuola di pensiero divino. Il salmo non si legge, si prega: lentamente, con il cuore. Non importa comprendere tutto, ma lasciarsi formare da esso, come l’acqua che scava la roccia.
I laici con vita familiare o lavorativa intensa possono adattare i tempi con libertà. Se non è possibile seguire gli orari monastici, si può stabilire un ritmo semplice: le Lodi appena svegli, anche solo con uno o due salmi; i Vespri al rientro dal lavoro, con calma; la Compieta prima di dormire. Se una parte salta, non si cade in colpa: si può recuperare il giorno dopo. È meglio pregare con sincerità che forzarsi con rigidità.
Chi desidera un’esperienza più completa, può recitare anche l’Ufficio delle Letture, che include testi patristici e scritturistici profondi. Può essere un’ottima meditazione mattutina, specialmente nei giorni di festa o nei tempi forti. Si può anche pregare in coppia, in famiglia, o con un piccolo gruppo. Le ore canoniche non appartengono solo ai religiosi: sono di tutta la Chiesa, e chiunque le assume con amore partecipa al suo cuore orante.
Il senso profondo di questa pratica è trasformare il tempo in offerta, scandire la giornata non secondo l’utile, ma secondo il Santo. Ogni ora canonica diventa una porta: una soglia in cui Dio entra, nel quotidiano, per fare della casa, della giornata, della fatica, un luogo di santità.
Chi persevera nella preghiera delle ore, anche nel nascondimento, anche con difficoltà, viene lentamente educato alla pace. Non è tanto ciò che si dice a cambiare la vita, ma il fatto stesso di fermarsi, lodare, ascoltare, appartenere.
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