Come offrire la propria giornata secondo la spiritualità di Charles de Foucauld

Offrire la propria giornata secondo la spiritualità di Charles de Foucauld significa entrare fin dal risveglio in un atteggiamento di totale abbandono, di amore silenzioso, di disponibilità radicale alla volontà di Dio, qualunque essa sia. Per Charles de Foucauld, non si tratta di compiere grandi opere, ma di vivere ogni istante come occasione di unione con Cristo povero, nascosto, adorante e obbediente. È una spiritualità della presenza, della semplicità, della piccolezza amata. Ogni gesto quotidiano, anche il più banale, può diventare preghiera, altare, offerta.

Etimologicamente, “offrire” viene dal latino offrire, formato da ob- (“verso”) e ferre (“portare”), e significa “portare verso, presentare, donare”. Offrire la giornata, allora, non è solo consegnarla a Dio con le parole, ma portarla verso di Lui con tutto ciò che contiene: le gioie, le difficoltà, il lavoro, il tempo vuoto, gli incontri, la fatica, l’attesa. È una forma di oblazione totale, che si rinnova nel concreto, non nei sentimenti passeggeri.

Charles de Foucauld, vissuto tra il 1858 e il 1916, fu prima ufficiale, poi esploratore, infine monaco e sacerdote eremita nel deserto algerino. Ma la sua vera trasformazione interiore avvenne quando comprese che il Vangelo non andava solo studiato, ma vissuto radicalmente nella povertà e nel nascondimento. Voleva vivere come Gesù a Nazaret: povero, sconosciuto, lavoratore, adoratore silenzioso del Padre. Per questo, ogni giornata diventava per lui un’offerta nascosta, un atto di amore umile. Il suo cuore pregava così: “Padre mio, mi abbandono a Te, fa’ di me ciò che vuoi.”

Il primo gesto concreto, secondo la sua spiritualità, è iniziare la giornata con un’offerta sincera, appena svegli. Anche solo nel silenzio, si può dire: “Padre, mi abbandono a Te. Ti offro questa giornata, fa’ che in ogni cosa io ti ami.” Non si tratta di promettere cose grandi, ma di disporre il cuore a vivere ogni cosa per amore di Dio. Se si è in grado, si può recitare la sua celebre Preghiera di abbandono, lentamente, lasciando che ogni parola scenda nel cuore. Ma anche una semplice invocazione, detta con fede, basta a orientare tutta la giornata.

Durante il giorno, ogni momento vissuto con consapevolezza diventa offerta. Quando si lavora, si può dire interiormente: “Gesù, ti offro questo lavoro.” Quando si è nella fatica, nella noia o nell’incomprensione, si può dire: “È per Te.” Charles de Foucauld amava l’anonimato e l’umiltà delle piccole cose: pulire, riparare, cucinare, camminare, accogliere. Nulla era piccolo per lui, se fatto con amore. E in questo modo, ogni frammento di tempo diventava eucaristia interiore.

La spiritualità di Foucauld non è attivismo. È adorazione nel fare, nel tacere, nel servire. Perciò, durante la giornata, anche pochi minuti di silenzio possono essere un modo per rientrare in sé e rinnovare l’offerta. Fermarsi e dire: “Gesù, ti amo. Ti offro questo istante.” Oppure guardare un oggetto quotidiano — un tavolo, una porta, un attrezzo — e pensare: “Anche Tu, Signore, hai vissuto così. Rendimi simile a Te.”

Quando si affronta qualcosa di spiacevole — un errore, una prova, una tensione — la spiritualità di Charles insegna a non resistere, ma offrire. Dire: “Padre, fa’ di me ciò che vuoi.” E affidarsi. Non si tratta di subire passivamente, ma di trasformare l’evento in atto di amore fiducioso. È un’imitazione di Cristo, che sulla croce ha detto: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito.” Ogni piccolo crocifisso quotidiano diventa, così, parte dell’offerta.

Alla sera, prima di dormire, si può chiudere la giornata con un ringraziamento e un nuovo abbandono. Non si tratta di valutare se è andata “bene” o “male”, ma di restituirla: “Padre, ti ringrazio. Prendi tutto. Anche le mie povertà.” Questo riposa l’anima, perché Dio non chiede la riuscita, ma l’amore fedele. È la logica nascosta del Vangelo: ciò che è piccolo, è grande.

Col tempo, vivere così trasforma il cuore. La giornata non è più un insieme di compiti da svolgere, ma un’offerta continua, una liturgia silenziosa. Il cuore resta unito a Dio, anche senza parole. E la vita, anche nelle cose più semplici, diventa un altare.

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