Praticare il silenzio dell’anima durante le ore canoniche significa vivere ogni momento della Liturgia delle Ore non solo come recita o lettura, ma come esperienza di raccoglimento profondo, in cui la preghiera diventa spazio di ascolto, di presenza, di comunione interiore con Dio. È un silenzio che non coincide semplicemente con il tacere, ma con il lasciarsi abitare. È il cuore che si fa culla della Parola, che non solo la pronuncia, ma la accoglie. Non si tratta di interrompere la recitazione dei Salmi o delle Letture, ma di trasformare la preghiera verbale in un atto contemplativo.
Etimologicamente, la parola “silenzio” deriva dal latino silentium, da silere, che significa “essere quieto, tacere”. Ma nella tradizione spirituale cristiana, il silenzio dell’anima è assenza di distrazione, pacificazione dell’interno, sospensione dell’ego che vuole commentare, reagire, capire tutto. È uno stato in cui l’essere intero si inchina davanti alla presenza divina e lascia che sia Dio a parlare. Durante le ore canoniche, questo silenzio non si oppone alla parola: la nutre.
Il primo passo per vivere questo silenzio è entrare nell’ora canonica con un cuore preparato. Prima ancora di iniziare a pregare, ci si può fermare per alcuni istanti in raccoglimento, seduti o in piedi, respirando con calma, dicendo interiormente: “Signore, vengo a Te. Parla, il tuo servo ascolta.” Questo istante iniziale è fondamentale: non si tratta di iniziare “subito”, ma di passare da un tempo umano a un tempo sacro. Anche se breve, questo gesto prepara l’anima all’ascolto.
Durante la preghiera dei Salmi, si può vivere il silenzio non interrompendo la voce, ma contenendo l’agitazione interiore. Il ritmo dei versetti aiuta se non è frettoloso. È importante non recitare per finire, ma per entrare. Ogni pausa, ogni antifona, ogni Gloria può essere un piccolo spazio di adorazione. La mente, se si distrae, va riportata con dolcezza: “Eccomi, Signore.” La voce non basta. Serve il cuore che ascolta ciò che dice la bocca.
Nei momenti di lettura — l’Ufficio delle Letture, la breve Lettura dell’Ora media — si può esercitare una lettura orante, in cui il testo diventa cibo e non informazione. Si ascolta con il cuore, lasciando che una sola frase possa scendere e restare. Non serve trattenere tutto. Il silenzio dell’anima accoglie anche quello che non si capisce, perché non cerca di possedere la Parola, ma di lasciarsene possedere.
Alla fine di ogni ora, è bene restare qualche istante in silenzio, senza fretta di alzarsi, senza tornare subito all’azione. È il momento in cui la Parola può scendere nel profondo. Non si cerca un pensiero, né un’emozione, ma si resta. Anche due respiri profondi, nel silenzio, con il cuore aperto, bastano a trasformare l’ora in un altare.
Chi ha la possibilità, può celebrare una o più ore in solitudine, in piedi o seduto, lentamente, anche sottovoce, lasciando che il silenzio si insinui tra i versetti. Nella tradizione dei monaci orientali e occidentali, il silenzio tra un salmo e l’altro era uno spazio abitato, non un vuoto. Era il tempo della Parola che lavora nel cuore. Anche un laico, anche nel mondo, può custodire questa dimensione, rallentando, respirando, ascoltando.
Durante la giornata, il silenzio dell’anima non si limita al momento della preghiera. Le ore canoniche sono interruzioni sacre che formano il respiro spirituale della giornata, e il loro eco si può portare con sé. Dopo le Lodi, si può iniziare il lavoro con meno ansia. Dopo l’Ora media, si può affrontare il resto del giorno con più pace. Dopo i Vespri, si può custodire uno sguardo di gratitudine. E la Compieta, prima del sonno, è un immergersi nella pace, consegnando tutto a Dio. Ogni ora lascia una traccia di silenzio, se l’anima l’ha davvero vissuta.
Col tempo, chi pratica il silenzio dell’anima durante le ore canoniche si accorge che la Parola non solo viene detta, ma abita, e che il cuore stesso diventa salmo vivente, tempio orante, cenacolo silenzioso.
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