Come vedere Dio nei poveri e negli ultimi

Vedere Dio nei poveri e negli ultimi non è un atto emotivo o semplicemente morale, ma un riconoscimento spirituale, una forma di contemplazione concreta. È un’arte interiore che si affina con la grazia, con la vigilanza e con l’umiltà, ed è una delle vie più dirette per toccare la presenza viva di Cristo. Non si tratta di vedere “come se fossero” Dio, ma di riconoscere che Egli è realmente in loro, come Egli stesso ha affermato con chiarezza: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).

Etimologicamente, il termine “povero” deriva dal latino pauper, composto da pau- (poco) e parare (procurare), cioè “colui che può procurarsi poco”. Il povero è colui che è privo di mezzi, di potere, di considerazione sociale. Ma nella Scrittura, il povero (anawim in ebraico) è anche colui che è disponibile, aperto, umile, dipendente da Dio. Gli ultimi sono coloro che non contano, che non appaiono, che sono ignorati: eppure proprio lì si nasconde Dio, che si è fatto servo, che ha scelto l’ultima parte.

Vedere Dio nei poveri richiede prima di tutto una purificazione dello sguardo. Non uno sguardo veloce, giudicante, ma uno sguardo che sa fermarsi. Spesso, ciò che ci impedisce di riconoscere Cristo nei poveri è la fretta, la paura, o la pretesa di capire tutto. Ma Dio non si mostra nel clamore. Si nasconde. Il povero è il suo travestimento preferito. È necessario educare l’occhio interiore, imparare a guardare non con la curiosità ma con il cuore, non da fuori ma da dentro.

La pratica spirituale concreta inizia da piccoli gesti: fermarsi davanti a un volto ferito, restare in silenzio davanti a chi chiede, non rispondere sempre con una moneta, ma con una parola, uno sguardo, una presenza. Spesso non possiamo risolvere la miseria dell’altro, ma possiamo non lasciarlo solo in essa. Il primo passo per vedere Dio nei poveri è riconoscere in loro una dignità inviolabile, anche se sporca, anche se spezzata, anche se nascosta.

Un secondo passo è ascoltare, anche nel silenzio. I poveri parlano con il corpo, con la stanchezza, con lo sguardo spento o la rabbia trattenuta. Vedere Dio in loro non significa idealizzarli, ma accoglierli così come sono, con le loro fragilità e le loro oscurità. Dio non ha scelto la povertà come ornamento, ma come verità. Chi ama i poveri ama il volto disarmato di Dio, che non impone, non costringe, ma chiede di essere accolto.

Nel cuore di chi prega, la presenza dei poveri diventa intercessione vivente. Si può imparare a portarli con sé nella preghiera, a offrire ogni giorno il proprio lavoro, la propria fatica, per coloro che non hanno voce. Ogni atto d’amore nascosto, ogni sacrificio silenzioso, ogni rinuncia fatta per aiutare un fratello, è un’adorazione offerta attraverso di loro a Dio.

È anche importante non vivere questo sguardo come un privilegio spirituale, ma come una responsabilità. Vedere Dio nei poveri implica servirli, prendersene cura, lottare contro ogni forma di indifferenza. A volte basta iniziare da chi ci è accanto: un anziano solo, un vicino ignorato, un parente abbandonato. Gli “ultimi” non sono solo per strada. Sono ovunque, nascosti nel nostro quotidiano.

Il cuore che si esercita a vedere Dio nei poveri diventa cuore contemplativo. Non ha bisogno di molti pensieri: basta una presenza. Si entra nel mistero pasquale: Cristo povero, crocifisso e risorto si rivela in chi non ha nulla, perché solo chi non ha nulla può mostrare Dio come Tutto. È la via della kenosi, dello svuotamento: Dio che si è spogliato di tutto per essere uno di loro, uno di noi.

Nel tempo, questa pratica spirituale forma una nuova percezione del mondo. Gli occhi si trasformano. Le distanze cadono. Le gerarchie si rovesciano. E allora si comprende: Dio non è lontano, è vicino. Sta nelle mani tese, nei piedi sporchi, nella carne ferita, nel pane condiviso. Sta lì, nascosto nell’ultimo posto, in attesa di essere amato.

vedere Dio nei poveri, spiritualità dell’ultimo, volto di Cristo nei fratelli, anawim, vangelo della carità, amore nascosto, preghiera e servizio, sguardo contemplativo, dignità dei poveri, kenosi cristiana, riccardo, conte, riccardo conte, conte riccardo


Commenti

Lascia un commento