Meditare ogni giorno con il Vangelo secondo la forma della lectio divina significa entrare nel cuore della Scrittura non come studiosi o lettori distratti, ma come discepoli in ascolto, in silenzio, in attesa. È una pratica antichissima, maturata nei primi secoli del monachesimo, che trasforma il testo sacro da oggetto di lettura in luogo di incontro. Non è un metodo tecnico, ma un cammino spirituale ordinato, paziente, profondo. La lectio divina non insegna cosa pensare, ma come stare. È ascolto dell’unica Parola che parla anche oggi, se si è disposti a lasciarsi leggere da essa.
Etimologicamente, “lectio divina” significa “lettura divina”, dal latino legere, cioè “leggere, raccogliere, scegliere”. La lectio è un atto di raccoglimento: si raccoglie un frammento di testo e lo si lascia germogliare nell’anima. Non è lettura veloce né ricerca di informazioni. È una forma di adorazione fatta con lo sguardo e con la mente, che si svolge in quattro momenti tradizionali: lectio, meditatio, oratio, contemplatio. Ciascuna di queste fasi ha una profondità specifica, ma non sono fasi rigide: sono movimenti dell’anima che si susseguono come il respiro.
La lectio vera inizia prima della lettura. Comincia con la disposizione del cuore. È necessario scegliere un luogo silenzioso, fisso, che diventi l’angolo del quotidiano incontro con Dio. Si può accendere una candela, sedersi davanti a una croce o a un’icona, fare il segno della croce con lentezza, e invocare lo Spirito Santo: “Parla, Signore, il tuo servo ascolta.” Non si legge mai il Vangelo senza invocazione. Non si entra nella Parola se non si chiede di esserne feriti.
Il primo passo è la lectio: la lettura del testo evangelico del giorno, o di un brano scelto. Si legge lentamente, una, due, anche tre volte, lasciando che le parole risuonino. Non si cerca di capire tutto, ma si ascolta. È bene fermarsi quando una parola colpisce, anche se non se ne capisce il perché. Non si sottolinea tutto: si ascolta ciò che chiama. È Dio che parla, non il lettore che guida.
Segue la meditatio, che non è riflessione razionale, ma ruminazione interiore. Etimologicamente, “meditare” viene dal latino meditari, che significa “praticare, esercitare con cura”. È il tempo in cui si ripete nel cuore quella parola, si cerca il suo significato personale, si chiede: “Cosa mi dice oggi? Cosa mi chiede?” Non si tratta di applicare alla propria vita il testo, ma di lasciarsi interpellare, toccare, mettere in discussione. Se il Vangelo parla di misericordia, si ascolta dove si è stati duri. Se parla di silenzio, si guarda dove si è stati pieni di rumore. È la Parola che interpreta la vita.
Dopo aver meditato, si passa alla oratio: la risposta del cuore. Non si tratta di dire belle preghiere, ma di parlare a Dio con sincerità, anche in silenzio. Si può ringraziare, supplicare, chiedere perdono. A volte è un gemito, a volte un grido, a volte un semplice “grazie”. L’orazione è il momento in cui la Parola diventa relazione. Non si è più spettatori, ma si entra nella scena, si diventa parte del dialogo con il Padre.
Infine, la contemplatio: il silenzio abitato. È il momento in cui si smette di pensare, parlare, chiedere. Si guarda. Si adora. Si sta. La contemplazione non è un premio, è un frutto. Non sempre arriva con dolcezza: spesso è aridità, silenzio senza risposte. Ma chi resta, chi non fugge, scopre che anche il silenzio è parola, anche l’assenza è presenza. La contemplazione è come un fuoco che non brucia subito, ma scalda nel profondo. Non si esce mai come si è entrati.
Una volta concluso il tempo della lectio divina, non si deve dimenticare il passo più silenzioso: actio, cioè la vita. La Parola deve incarnarsi. Non basta sentirla: bisogna viverla. Un gesto di perdono, una parola più dolce, una rinuncia fatta con amore: ogni piccola azione può essere la risposta concreta alla Parola meditata. È nella vita che si verifica l’autenticità della preghiera.
Chi desidera rendere quotidiana questa pratica può stabilire un tempo fisso ogni giorno: al mattino, prima delle attività; o alla sera, per chiudere il giorno nella luce della Parola. Anche solo venti minuti bastano, se vissuti con intensità. Non è importante la lunghezza, ma la verità. Si può usare il Vangelo del giorno, oppure leggere in modo continuo un Vangelo alla volta. Alcuni mantengono un piccolo quaderno dove scrivere le parole ricevute, le luci, i combattimenti. È utile per riconoscere, col tempo, come la Parola ha agito, trasformato, guidato.
Meditare ogni giorno con la lectio divina significa trasformare la propria casa in un piccolo cenacolo. Non è necessario essere monaci o esperti: basta avere fame di verità. Chi accoglie la Parola ogni giorno scopre che non è il Vangelo a cambiare, ma il cuore che si apre. E che Dio, quando trova un cuore che ascolta, parla.
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