Recitare l’antifona Alma Redemptoris Mater correttamente significa entrare in un gesto di amore, memoria e venerazione mariana che accompagna la liturgia delle Ore nel tempo dell’Avvento e fino alla festa della Presentazione del Signore. È un’antifona antica, dolce e solenne, cantata dai secoli monastici e gregoriani come saluto serale alla Madre di Dio, e porta con sé una profondità teologica e spirituale che va ben oltre il semplice testo. Recitarla bene non è solo una questione di pronuncia o metrica, ma di intenzione, raccoglimento e fedeltà al suo senso liturgico.
Etimologicamente, il titolo dell’antifona porta già in sé il suo cuore: Alma viene dal latino “almus”, che significa “nutricevole, che dà vita, che alimenta”, mentre Redemptoris Mater significa “Madre del Redentore”. L’antifona inizia dunque con un riconoscimento: Maria è colei che ha dato carne a Colui che ci ha redenti. E il suo essere “alma” è legato non solo alla sua maternità fisica, ma alla sua funzione spirituale di Madre della Chiesa e di ogni credente.
L’antifona fa parte delle cosiddette “quattro antifone mariane maggiori”, che scandiscono i diversi tempi liturgici: Alma Redemptoris Mater è quella dell’Avvento e del tempo natalizio fino al 2 febbraio, quando viene sostituita dalla Ave Regina Caelorum. È tradizione che venga recitata o cantata alla fine della Compieta, la preghiera notturna della Liturgia delle Ore. Nelle comunità monastiche, è spesso intonata in gregoriano, ma il fedele laico può recitarla in latino o in italiano, da solo o in famiglia, con lo stesso spirito di lode.
Il testo latino è il seguente:
Alma Redemptoris Mater, quae pervia caeli
porta manes, et stella maris, succurre cadenti,
surgere qui curat populo: tu quae genuisti,
natura mirante, tuum sanctum Genitorem,
Virgo prius ac posterius, Gabrielis ab ore
sumens illud Ave, peccatorum miserere.
La traduzione letterale aiuta a coglierne la bellezza teologica:
O madre nutrice del Redentore,
che rimani porta sempre aperta del cielo
e stella del mare, soccorri il popolo che cade
ma cerca di rialzarsi: tu che generasti,
con la natura che restava stupita,
il tuo santo Creatore,
vergine prima e dopo,
accogliendo il saluto dell’angelo Gabriele,
abbi misericordia dei peccatori.
Per recitarla correttamente, è necessario anzitutto creare un momento di silenzio e raccoglimento. Se viene recitata alla fine della giornata, come è tradizione, può essere introdotta da una breve invocazione: “O Maria, Madre del Redentore, prega per noi.” Poi si recita il testo lentamente, in piedi o seduti, con attenzione a non “correre”, ma lasciando che ogni parola risuoni. È bene soffermarsi interiormente sulle immagini: la porta del cielo, la stella del mare, la meraviglia della natura davanti all’Incarnazione, la parola dell’angelo.
Se si conosce il canto gregoriano, si può anche cantarla: la melodia semplice accompagna il testo in modo da farlo penetrare lentamente nel cuore. Ma anche in silenzio o in voce sommessa, la preghiera conserva tutta la sua forza. Recitarla ogni sera, in continuità con il tempo liturgico, permette al cuore di entrare nel mistero dell’attesa e della nascita di Cristo non come evento passato, ma come presenza viva che si compie in noi.
Non è necessario accompagnarla con altre preghiere, ma chi desidera può aggiungere, alla fine, tre Ave Maria, oppure un’invocazione spontanea. L’importante è che non sia un’aggiunta meccanica, ma il prolungamento dell’intimità con Maria. La Alma Redemptoris Mater è anche un atto di affidamento serale: si chiude il giorno nelle mani della Madre, perché lo presenti al Figlio.
Molti santi e mistici hanno avuto particolare devozione a questa antifona. Santa Teresa di Lisieux la recitava ogni sera con le sue consorelle. San Bernardo ne spiegava il contenuto nei suoi sermoni mariani. I monaci cistercensi ne hanno fatto un sigillo della notte. In ogni contesto, il senso resta lo stesso: Maria come porta, Maria come intercessione, Maria come rifugio.
Chi desidera viverla più intensamente può anche impararla a memoria. Recitata ogni giorno, diventa un’abitudine del cuore. E nel tempo, si scopre che le sue parole agiscono interiormente: la stella del mare orienta, la porta del cielo si apre, la grazia del Redentore passa attraverso la voce della Vergine.
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