Nel teatro della storia, siamo abituati a osservare le nazioni muoversi secondo logiche economiche o rapporti di forza militari. Ma questa è solo la superficie fenomenica. Sotto la crosta della prassi politica giace la sorgente reale di ogni movimento collettivo, il sistema delle credenze condivise. Lo Zeitgeist, lo “Spirito del Tempo”, non è un’astrazione atmosferica, ma il prodotto diretto dei valori assuntivi che un gruppo pone a fondamento della propria realtà. Se la sorgente è inquinata da assunzioni illusorie, l’intera architettura sociale che ne deriva, per quanto logicamente coerente, non sarà altro che un castello di proiezioni destinato all’instabilità.
Il termine “Zeitgeist” nasce dall’unione delle parole tedesche Zeit (tempo) e Geist (spirito). Etimologicamente, Geist rimanda a una radice indoeuropea che indica “emanazione”, “soffio”. Lo spirito di un’epoca è dunque il soffio vitale che anima il corpo sociale. Ma da dove trae origine questo soffio? Non dalle pulsioni meramente biologiche o sessuali ipotizzate da Freud nel suo tentativo di mappare la psiche, ma dalla “Credenza” (dal latino credere, mettere il proprio cuore/coraggio in qualcosa). Il credo è il valore primario del pensiero, è l’atomo di energia psichica che trasforma un’idea in azione.
In filosofia, il principio scolastico “Agere sequitur esse” (l’azione segue l’essere) descrive perfettamente questo meccanismo. Noi facciamo ciò che siamo, e ciò che siamo è, in larga misura, ciò che crediamo. Se l’assunto di base di un popolo è radicato in una “verità ontologica”, ovvero in una corrispondenza reale con la struttura dell’essere, lo Zeitgeist sarà solido, capace di produrre civiltà durature. Se invece il gruppo si fonda su un pluralismo di credenze frammentate e contraddittorie, la società risulterà intrinsecamente instabile. La tolleranza sociale, per quanto nobile come strumento di convivenza, non può sostituire l’unità di visione, è un palliativo che nasconde la mancanza di un centro di gravità permanente.
La “nucleità” del nostro credere è il reattore che alimenta ogni costrutto logico. Possiamo costruire sistemi giuridici sofisticatissimi e mercati globali complessi, ma se la premessa fondamentale è un’illusione (la negazione del sacro, l’idolatria del consumo, la rimozione della morte), l’intero sistema erediterà quella falsità. Un errore nel codice sorgente si riverbera su ogni funzione del software sociale. Quando le idee diverse diventano troppe e troppo distanti dalla verità dell’essere, il gruppo perde la sua coerenza interna e inizia a sfaldarsi, incapace di una direzione comune.
Dobbiamo allora operare una chirurgia del pensiero, analizzare i nostri assunti di base con la stessa precisione con cui un fisico analizza il nucleo dell’atomo. Comprendere che la forza propulsiva del nostro agire non risiede in stimoli esterni, ma nella qualità della nostra “fede” intellettuale. Solo riallineando lo Zeitgeist alla verità ontologica, sottraendolo alle derive dell’opinione e del desiderio soggettivo, potremo trasformare l’instabilità cronica del presente in un nuovo ordine fondato sulla realtà. Perché, in ultima analisi, l’uomo non è ciò che mangia, ma ciò in cui ha il coraggio di credere.
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