Viviamo in un’epoca che è quasi certamente la più caotica e anomala della storia umana. Forse è solo l’effetto della comunicazione di massa che ci rende più consapevoli, ma il dato di realtà è innegabile, siamo costantemente sull’orlo del disastro. Economia, ambiente, sovrappopolazione, guerre e fanatismi religiosi ai governi dipingono un quadro di follia che è superata solo da un’altra caratteristica del nostro tempo, l’incredibile capacità trasformativa che decidiamo di non usare.
I dati della FAO e i censimenti immobiliari mostrano una verità schiacciante, abbiamo già soddisfatto la produzione per le necessità primarie di ogni essere umano sul pianeta. La povertà non è una mancanza di risorse, ma un problema di distribuzione alimentare e abitativa. È il risultato di una gestione economica dove l’1% della popolazione possiede le ricchezze necessarie a rendere l’intero mondo benestante. Eppure, ogni nazione resta ancorata a vecchi schemi, rendendo impossibile un’evoluzione reale che vada al di là delle apologie di potere.
La guerra non è solo un errore, è un’idiozia intellettuale, la vera risoluzione di ogni conflitto risiede nella Verità dei fatti. Se applicassimo la verità alla logistica, avremmo una giustizia equa, se la applicassimo all’informazione che riceviamo ogni giorno sui nostri smartphone, avremmo una società consapevole, se applicata alla religione avremmo la verità esistenziale e l’eliminazione delle molte religioni false che affliggono il mondo. Invece, oggi nessuna istituzione unifica davvero i popoli nella chiarezza men che meno nella verità. Restiamo incastrati in una narrazione che ci costringe a vivere al minimo delle nostre potenzialità, mentre abbiamo già in mano le chiavi per un’utopia concreta.
In un mondo interconnesso, la semplice “tolleranza” non basta più. Le religioni, che un tempo potevano unire comunità locali, oggi spesso diventano barriere. Abbiamo bisogno di una verità esistenziale globale.
Disponiamo già delle soluzioni per quasi ogni catastrofe imminente. Con gli strumenti attuali, potremmo edificare una società più avanzata delle utopie sognate dagli antichi. Il vero dramma non è solo la possibilità della distruzione, ma il fatto che il mondo resti immobile, uguale a se stesso, pur avendo le chiavi del cambiamento in mano.
È un fatto drammatico che, nonostante le nostre capacità trasformative, il mondo resti uguale o si distrugga per idiozie facilmente risolvibili.
Tutto questo non cambierà mai se non saremo noi a chiederlo, se non impareremo a cambiare il modo di vedere il mondo per come è e per come può essere. Senza una presa di coscienza globale e sulla responsabilità individuale di ognuno nel restare inerti, nulla si muoverà.
Il primo vero passo per cambiare il mondo è cambiare l’idea che abbiamo di esso, uscire da una narrazione che ci incastra in una vita al minimo e puntare tutti insieme alla vita vera. Affinché noi non si sia la vergogna dei tempi futuri, ma il loro orgoglio. Se non cambiamo adesso, non saremo ricordati come pionieri, ma come la vergogna della storia umana. Se non decidiamo di volere chiarezza, verità, equità e giustizia globale, allora queste cose nel mondo non ci saranno mai anche se possiamo già applicarle ora.
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