L’Ingegneria dello Spirito

Per secoli, le religioni di ogni latitudine ci hanno fornito dogmi e principi finalizzati alla salvezza o all’elevazione, come l’illuminazione orientale. Se osserviamo con attenzione i cardini universali e le pratiche di queste tradizioni, notiamo subito un denominatore comune, le religioni fanno tutte la stessa cosa, cambiano solo l’ambiente e l’estetica.

Esiste una sorprendente convergenza negli insegnamenti. Comandamenti come “non uccidere” o “non rubare” si ritrovano in ogni culto pubblico. Sebbene vari il loro peso nel paradigma (a volte dogmi assoluti, altre volte semplici consigli), l’essenza rimane identica.

Lo scopo profondo di ogni pratica religiosa è, in ultima analisi, prendere il controllo di se stessi. Ogni impulso radicato nella biologia umana, alimentare, sessuale, egoico, è stato classificato dalle religioni come qualcosa da reprimere, controllare o canalizzare.

La pratica spirituale è indissociabile dal rispetto dei principi. Le tecniche ascetiche o meditative non servono solo a gestire il sé, ma creano un processo psicologico che oggi chiameremmo sublimazione. Si tratta di canalizzare le “potenze istintuali”, come la forza sessuale, l’istinto di dominio o la rabbia, verso il concetto di Dio. Tenere “sempre Dio presente e di fronte” permette di gestire forze psichiche irruenti che, altrimenti, troverebbero sfogo libero e distruttivo nella società.

Tutte le religioni, senza esclusione, hanno considerato il corpo umano e i suoi istinti come qualcosa di profondamente sbagliato, una sorta di errore o di catena da cui liberarsi. Nel cristianesimo si parla apertamente di “corpo di peccato”, mentre nello gnosticismo e in altre iniziazioni misteriche si arriva a teorizzare che il corpo sia l’opera di un demiurgo malvagio, una trappola materiale. Persino nell’oriente antico e moderno la carne non è che un’illusione, un velo che nasconde la realtà.

Il corpo viene costantemente associato a una dimensione animalesca in cui la nostra coscienza resta intrappolata, un limite fisico che le religioni hanno sempre cercato di superare esaltando il valore spirituale e la consapevolezza. Siamo passati per millenni attraverso l’idea che l’istinto fosse un nemico da canalizzare per non restare schiavi della nostra stessa biologia.

Ad oggi invece con l’abbassarsi del sentire religioso si ha un aumento proprio di questi istinti, i quali completamente liberalizzati trovano ampio margine di accettazione sociale e culturale nella nostra società. La stessa antropos della nostra società pubblicizza e favoreggia la violenza e la sofferenza, nei videogiochi, nei testi musicali, nei film e nelle tv, la violenza non è più condannata o usata come ultima ratio, la violenza oggigiorno insieme alla sessualità sono libere di agire nella società e trasformarla a loro piacere invece che essere trasformata a maggior gloria di Dio.

Siamo passati da un mondo che trasformava l’istinto “a maggior gloria di Dio” a una società in cui gli istinti sono liberi di agire e trasformare l’uomo a loro piacimento, lasciandolo prigioniero di quella stessa animalità che un tempo cercava di superare.

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