Il Gruppo di Ur, attivo tra il 1927 e il 1929, rappresenta uno dei vertici più enigmatici e rigorosi dell’esoterismo occidentale del XX secolo. Non si trattava di un circolo intellettuale nel senso profano del termine, ma di una vera e propria “catena” iniziatica. Sotto la guida di Julius Evola e con il contributo di figure come Arturo Reghini e Giulio Parise, il gruppo si impose come un reattore di magia operativa volto a restaurare la dignità dell’uomo come ente solare e trascendente, in netta opposizione al nascente materialismo e al sentimentalismo religioso.
Il codice sorgente del Gruppo di Ur è racchiuso nei Quaderni di Ur (e successivamente Krur), dove la magia viene definita come “scienza dell’Io”. Il loro obiettivo primario era il raggiungimento dello stato di Individuo Assoluto, un essere che, attraverso una disciplina ferrea, riesce a dominare le correnti vitali e a scindere la coscienza dal vincolo corporeo.
Le loro pratiche si articolavano su tre direttrici principali. Alchimia Trasmutatoria, cioè l’interpretazione dei testi ermetici non come chimica materiale, ma come protocolli di rettificazione dell’anima (il passaggio dal Nigredo all’Albedo e infine al Rubedo). Tantrismo e Potere, l’uso delle energie primordiali per risvegliare la forza centrale dell’individuo, influenzati dalle tradizioni orientali e dalla filosofia di René Guénon. E mistica della Volontà, intendevano l’azione magica intesa come imperativo della volontà pura, capace di piegare le circostanze fenomeniche all’ordine superiore dello spirito.
Hai centrato un punto fondamentale, la dimensione politica del Gruppo di Ur era in realtà una proiezione della loro metafisica. Oltre al tentativo di influenzare il regime fascista in senso “pagano” e ghibellino (quindi anti-vaticano), il gruppo perseguiva scopi più profondi e duraturi. La Creazione di un’Elite Invisibile, il vero scopo non era la massa, ma la formazione di un nucleo di “uomini differenziati” capaci di mantenere intatta la Tradizione durante l’imminente Kali Yuga (l’età oscura). L’Apertura dei Centri di Forza attraverso rituali collettivi, il gruppo mirava a “polarizzare” l’ambiente psichico dell’Italia dell’epoca, cercando di agganciare le forze storiche a influenze spirituali superiori per evitare la deriva demagogica e cattolica. La Difesa della Tradizione Occidentale ovvero volevano dimostrare che l’Occidente possedeva una propria via iniziatica attiva, autonoma e superiore rispetto alle forme mistiche passive o alle derive spiritiche anglosassoni.
Il Concordato tra Stato e Chiesa (i Patti Lateranensi) segnò effettivamente il tramonto della speranza di Evola e Reghini di vedere un’Italia retta da principi solari e pre-cristiani. Tuttavia, la chiusura del gruppo non fu solo un segno di resa. Per molti iniziati, il compito operativo si era esaurito, il “seme” era stato gettato e la dottrina era stata fissata nei testi.
Il Gruppo di Ur resta un monito sulla potenza e sui rischi della magia politica. Essi ci insegnano che il potere senza un’ascesi interiore è solo tirannia, e che la vera rivoluzione è quella che parte dal centro dell’essere. La domanda sugli “altri scopi” rimane aperta nel campo della speculazione, ma la loro eredità risiede nella sfida lanciata alla modernità, l’affermazione che l’uomo non è un prodotto della storia, ma il potenziale dominatore della stessa attraverso il risveglio della sua natura divina.
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