La fine della tolleranza non è un atto di barbarie ma un’esigenza suprema della logistica umana e della sopravvivenza globale. Il mondo civile contemporaneo ha elevato la tolleranza a dogma socialmente sacro, una reazione quasi istintiva e giustificata dai disastri sanguinosi che le religioni hanno seminato nel passato e continuano a produrre nel presente. Se un tempo la fede svolgeva una funzione di coesione biologica e sociale, oggi essa è diventata il principale elemento di frammentazione e divisione. In questo scenario la tolleranza appare necessaria, eppure rappresenta la forma più bassa di convivenza civile, un semplice cerotto applicato su un osso frantumato che non può reggere l’urto di una complessità globale senza precedenti.
L’economia integrata, la velocità degli spostamenti e l’istantaneità delle comunicazioni hanno reso il pianeta un organismo compatto e piccolo, dove ogni attrito rischia di diventare letale. In un sistema così interconnesso la tolleranza è un equilibrio precario destinato a fallire se non viene sostituito dalla Verità universale e definitiva. L’unità della specie umana deve essere rappresentata da un credo che non sia una negoziazione tra menzogne reciproche, ma la manifestazione di una Verità Esistenziale condivisa. Non si tratta di negare la possibilità di una verità religiosa, ma di riconoscere l’evidenza logica che non possono essere tutte vere contemporaneamente.
Accettare e tollerare ciò che con ogni probabilità è falso non è un segno di saggezza o di evoluzione, ma il sintomo della nostra incapacità di definire ciò che ci accomuna davvero come Antropos. La rassegnazione al relativismo culturale è una forma di pigrizia intellettuale che impedisce l’evoluzione reale. La sopravvivenza globale richiede il superamento della pacifica convivenza tra illusioni contrastanti per approdare a una Verità unica indubitabile e certa. Solo la chiarificazione della verità in ogni ambito, dalla gestione delle risorse alla natura dell’esistenza, dalle informazioni che ci giungono alla reputazione e attività sociale di un personaggio pubblico, può trasformare il caos dell’interconnessione in un ordine ben più che utopico e funzionale, liberandoci finalmente dalla necessità di sopportarci a vicenda nell’errore per iniziare a convivere nel significato vero, ultimo e condiviso.
Questa è la vera sfida del secolo, uscire dalla narrazione della tolleranza per entrare in quella della Verità dei fatti. Ogni giorno che sprechiamo a mediare tra fanatismi e superstizioni è un giorno sottratto alla costruzione di una civiltà superiore, capace di gestire la propria potenza tecnica senza autodistruggersi in nome di chimere divisive. Il mondo non ha bisogno di più rispetto per le opinioni altrui, ha bisogno di meno opinioni e di più Verità, affinché l’umanità possa finalmente riconoscersi in un unico specchio fedele e smettere di farsi la guerra per l’interpretazione di un’illusione.
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