Le origini spirituali della mindfulness

Per il filologo, il filosofo e il maestro spirituale, la mindfulness odierna non è che la secolarizzazione e la depurazione occidentale di un antico e complesso cammino di risveglio interiore, le cui radici affondano nel cuore delle tradizioni contemplative orientali e, in modo primario, nell’insegnamento storico del Buddha.

Per comprendere la natura profonda di questa disciplina, è d’obbligo analizzare l’etimologia ufficiale dei termini originari. Il termine pali Sati, tradotto comunemente con mindfulness, e la sua forma sanscrita Smriti, possiedono una radice etimologica che significa originariamente “ricordare”, “fare memoria” o “tenere a mente”. Nel contesto sapienziale antico, non si trattava di una semplice attenzione distratta o passiva verso il momento presente, bensì del “ricordarsi di destarsi”, ovvero della facoltà spirituale e vigile di mantenere la coscienza lucida e focalizzata sulla realtà interiore ed esteriore, impedendo alla mente di cadere nel sonno dell’illusione e dell’identificazione con le passioni dell’ego.

Le influenze storiche e filosofiche che hanno dato vita a questa pratica risalgono al subcontinente indiano del sesto secolo avanti Cristo. Il Buddha Gautama sistematizzò questa via all’interno del nobile ottuplice sentiero sotto il nome di Samma Sati, ovvero la retta attenzione o la retta presenza mentale, considerata il settimo gradino fondamentale per l’estinzione della sofferenza. Il testo canonico di riferimento in cui questa pratica viene codificata nei minimi dettagli operativi è il Satipatthana Sutta (Il discorso sui fondamenti della presenza mentale). All’interno di questo trattato, l’adepto viene guidato attraverso quattro campi di contemplazione rigorosa.

La consapevolezza del corpo, delle sensazioni, della mente e dei fenomeni mentali, osservando ogni cosa con equanimità, senza giudizio e cogliendo la transitorietà radicale di ogni stato psicofisico.

Il passaggio dalla tradizione monastica orientale alla modernità occidentale ha richiesto una fondamentale opera di traduzione e decontestualizzazione. La svolta epocale si è verificata alla fine del ventesimo secolo, in particolare alla fine degli anni settanta, grazie all’opera del biologo molecolare Jon Kabat-Zinn presso il Centro Medico dell’Università del Massachussets. Kabat-Zinn ideò il protocollo clinico noto come Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR), spogliando la pratica meditativa originaria da qualsiasi riferimento religioso, cosmologico o buddhista, per renderla accessibile ai pazienti ospedalieri, ai medici e al grande pubblico occidentale attraverso il linguaggio avalutativo della scienza medica e della psicologia cognitivo-comportamentale.

La pratica spirituale suprema che si estrae da questa eredità millenaria, al di là delle sue applicazioni terapeutiche moderne, rimane l’addestramento alla presenza imperturbabile. Il praticante che recupera il senso autentico di Sati impara a disidentificarsi dal flusso incessante dei pensieri, del dolore e del desiderio, spezzando la catena dell’automatismo psichico e sperimentando, nel silenzio dell’attimo presente, la liberazione da ogni forma di schiavitù interiore.


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