Consacrazione Salomonica

Uno strumento magico non è mai un semplice oggetto inanimato, un pezzo di metallo, di legno o di pergamena acquistato o lavorato casualmente, bensì un vero e proprio organo sottile, un ricettacolo di forze celesti e un’estensione della coscienza dell’operatore, il quale deve essere estratto dal caos della materia mondana e rinascere a una nuova vita ontologica attraverso il fuoco della purificazione e della consacrazione.

Il termine Consacrazione deriva dal latino consacratio, composto da con- (intensivo) e sacer (sacro, separato, intoccabile), significando letteralmente “rendere interamente sacro”, “separare irrevocabilmente dall’uso comune e profano per destinarlo esclusivamente al servizio divino o spirituale”. Nel corpus della tradizione salomonica, tramandato attraverso i celebri grimori come la Clavicula Salomonis e il Lemegeton, ogni strumento (che si tratti dell’athame o coltello magico, della spada, della bacchetta, della coppa o del pentacolo) possiede una sua specifica intelligenza, un giorno planetario d’elezione, un orario preciso e una geometria sacra che ne definiscono la funzione operativa all’interno del circolo di protezione.

Le influenze storiche e filosofiche che hanno codificato il metodo salomonico affondano le radici nel sincretismo tardo-antico dei papiri magici, nella magia rituale ebraica, nella Cabala e nella filosofia neoplatonica del Rinascimento. A differenza della magia superstiziosa, il metodo salomonico esige che l’operatore non si affidi a potenze cieche o maligne, ma agisca come un sacerdote dell’ordine cosmico, il cui potere deriva unicamente dalla sintonizzazione con i Nomi Divini e con le gerarchie celesti. Lo strumento magico viene concepito come uno specchio focale, se lo strumento è impuro, imperfetto o non consacrato, esso rifletterà le distorsioni e le paure dell’ego dell’operatore, fallendo l’opera o esponendo il mago a gravi squilibri psichici e spirituali.

La struttura operativa e metodologica della consacrazione salomonica si articola attraverso una sequenza rigorosa di fasi alchemiche e liturgiche che durano diversi giorni o settimane.

La prima fase è la purificazione materiale e astrale, lo strumento grezzo viene pulito da ogni residuo fisico e successivamente esposto agli elementi naturali (lavato con acqua lustrale o infusi di erbe consacrate, passato attraverso il fumo di incensi purificatori come l’olibano e lo zolfo, esposto alla terra e purificato dal fuoco).

La seconda fase è la fabbricazione o incisione nel tempo propizio, lo strumento deve essere completato esattamente nel giorno e nell’ora astrologica corrispondenti al pianeta che governa quell’arte (ad esempio, il giovedì per Giove o il martedì per Marte), incidendo sui metalli o sulla pergamena i caratteri, i sigilli e i nomi divini prescritti dai testi.

La terza fase è il rito solenne di consacrazione e battesimo dello strumento, l’operatore, dopo aver tracciato il cerchio protettivo, essendosi purificato con il digiuno e la preghiera, invoca le supreme potenze celesti affinché discendano a vivificare l’oggetto, aspergendolo con l’acqua lustrale, cospargendolo di profumi e pronunciando formule imperative ed esorcismi specifici che scacciano ogni influenza caotica, infondendo nell’utensile il soffio vitale dello Spirito.

La pratica che si estrae da questa monumentale tradizione è la totale integrazione tra la volontà del soggetto e lo strumento dell’azione. L’adepto che ha consacrato secondo le regole salomoniche il proprio strumento impara a custodirlo gelosamente, a non farlo mai toccare da mani profane e a considerarlo non un feticcio esteriore, ma una parte vivente del proprio tempio interiore, uno specchio fedele della sua autorità spirituale e della sua padronanza sulle forze del mondo.


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