Il motivo del dio che muore e risorge rappresenta uno degli archetipi più diffusi e centrali della storia delle religioni, molto antecedente al cristianesimo, il mito della morte e resurrezione si trova ovunque nella storia antica dell’umanità, catalogato dallo storico delle religioni James George Frazer all’interno dei culti di vegetazione e di rigenerazione cosmica.
Il mito osirideo è l’archetipo egizio della transizione dalla morte alla vita eterna attraverso la mummificazione e il riassemblaggio del corpo spirituale. Osiride viene ingannato e ucciso dal fratello Seth, che ne smembra il corpo in quattordici parti disperdendole lungo il Nilo. La sposa Iside raccoglie le membra sparse, ne ricompone il corpo tramite il primo rito di imbalsamazione e, con l’ausilio di Anubi e Thot, gli restituisce lo spirito (Ba). Osiride risorge non per ritornare nel mondo dei vivi, ma per insediarsi come signore supremo e giudice del regno ultraterreno (Duat).
Nel teogonia orfica, Dioniso Zagreus è il fanciullo divino concepito da Zeus e Persefone. I Titani, istigati da Era, lo attirano con dei giochi, lo sbranano (sparagmos) e ne divorano le carni boiled e arrostite (omophagia). Soltanto il cuore viene salvato da Atena e portato a Zeus, il quale lo inghiotte per poi dare alla luce il “secondo” Dioniso tramite Semele. Da questo atto di smembramento e rinascita deriva la dottrina orfica sulla duplice natura umana, la componente titanica (corporea, pesante, mortale) e la scintilla dionisiaca (divina, immortale, risorta).
Nel culto frigio, il giovane pastore Attis entra in uno stato di frenesia estatica indotto dalla dea madre Cibele, arrivando ad evirarsi sotto un pino e a morire dissanguato. Cibele ne ottiene la conservazione incorrotta del corpo e la successiva rigenerazione. Durante le festività romane dei Hilaria (22-25 marzo), il pino sacro veniva tagliato e condotto nel tempio (rappresentando la salma del dio), seguito da un periodo di lutto rituale che culminava con l’annuncio festoso della sua risurrezione (Hilaria), simboleggiante il risveglio della primavera.
Nella tradizione sumero-accadica, la dea Inanna (Ishtar) discende nel Kur, il regno degli inferi governato dalla sorella Ereshkigal. Per attraversare le Sette Porte infernali deve spogliarsi progressivamente di ogni ornamento e potere divino, arrivando nuda al cospetto del giudizio che la trasforma in un cadavere appeso a un gancio. Dopo tre giorni e tre notti, grazie all’intervento del dio Enki, Inanna viene aspersa con l’Acqua della Vita e risorge. Per completare il riscatto e uscire dagli inferi, deve inviare al suo posto il suo sposo Dumuzi (Tammuz), il quale trascorrerà metà dell’anno negli inferi e metà sulla terra, segnando l’alternanza delle stagioni.
Dai miti di smembramento e risurrezione le tradizioni misteriche (Misteri Eleusini, Orfismo, Misteri Isaci) hanno estratto la prassi dell’iniziazione le attuali organizazioni iniziatiche autetiche.
L’iniziando deve sperimentare una morte rituale simbolica. La pratica contempla una fase di discesa nell’oscurità (solitudine, privazione sensoriale, meditazione sul proprio cadavere) per spezzare l’identificazione con l’ego profano (Mors Osculi o morte filosofica).
Come Iside ricompone le membra di Osiride o come il cuore di Zagreus viene preservato, l’operatore spirituale deve raccogliere le proprie energie disperse nel mondo esteriore mediante la concentrazione mentale e la ritenzione energetica, ricostruendo l’unità centrale del proprio “corpo sottile” o “corpo di gloria” (Sahaja / Khat incorruttibile).
Nel Cattolicesimo la tematica si sublima nel dogma della Risurrezione di Cristo come “primizia di coloro che sono morti” (1 Corinzi 15,20). A differenza dei miti cosmico-vegetativi, in cui la risurrezione è un ciclo naturale che si ripete indefinitamente con le stagioni, la teologia cattolica afferma la natura storica, ontologica e irripetibile (ephapax) della Risurrezione di Gesù, che spezza definitivamente il ciclo del tempo e della morte per inaugurare la nuova creazione.
Fonti Bibliografiche
Mircea Eliade, La nascita mistica. Riti e simboli d’iniziazione, Morcelliana, Brescia, 2020
James George Frazer, Il ramo d’oro, Studio della magia e della religione, Bollati Boringhieri, Torino, 2012
Walter Burkert, Antichi culti misterici, Laterza, Roma-Bari, 2006
Károly Kerényi, Dioniso. Archetipo della vita indistruttibile, Adelphi, Milano, 1992
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