L’origine della parola silenzio

L’analisi che individua una radice originaria si- nella parola silenzio ci porta molto indietro nel tempo, ben prima del latino silēre (tacere, essere tranquillo) da cui deriva direttamente il nostro termine.

Nello studio delle lingue indoeuropee, la radice originaria (sēi- o _) significa principalmente, legare, avvincere o trattenere. in tal senso la parola silenzio è gia di per se stessa di origine religiosa, infatti la parola religione (dal latino religio) usualmente significa rilegare (inteso come rilegare l’umano al divino) o relegare (intesa come conoscenza esatta dei riti da eseguire)

L’evoluzione della parola silenzio si sviluppa attraverso precise tappe semantiche che vanno dal fisico al sovrannaturale. In sanscrito, questa radice dà vita al verbo sināmi (“io lego”, “incateno” si intende Il legame fisico e l’azione di trattenere); la ritroviamo anche nelle lingue germaniche (come nell’antico alto tedesco seil, che significa “fune”, “laccio”). Il passaggio al piano metafisico e verbale avvenne quando la radice si applica all’essere umano, l’atto di “legare” si sposta sulla bocca, sulla voce o sulle membra che si fanno immobili. Silenzio, in questo senso etimologico profondo, non è la semplice assenza di suono, ma l’atto di tenere legata la propria voce, l’autocontrollo, il porsi un freno.

Se si confronta il testo “i 4 pilastri della saggezza” attribuito a Gautama Bhudda, si puo vedere che il silenzio è sia del corporeo (consapevolezza è autocontrollo) che mentale.

Esiste anche una seconda linea interpretativa tra i linguisti, che collega la radice indoeuropea sēi-al concetto di lasciare andare, allentare, far cessare (da cui derivano anche parole legate alla sera o alla fine dell’azione). In ogni caso la radice descrive uno stato non passivo o è un freno intenzionale (legare la lingua) o è un lasciar cadere la tensione (quiete, cessazione del rumore).


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