Il simbolismo della croce secondo l’analisi di René Guénon

Nell’opera Il Simbolismo della Croce (Le Symbolisme de la Croix, 1931), René Guénon offre un’analisi strettamente metafisica, geometrica ed etimologico-filologica del simbolo cruciforme, svincolandolo da una lettura puramente storica o sentimentalmente religiosa per reinserirlo nella Tradizione Primordiale.

Guénon parte dalla funzione originaria del simbolo, dal greco sýmbolon (σύμβολον, da symbállō, “metto insieme”, “ricongiungo”), ossia uno strumento per ricollegare il visibile all’invisibile, il condizionato all’Incondizionato. Il termine “croce” rimanda geometricamente all’intersezione di direzioni nello spazio.

Nel testo guenoniano, la croce non rappresenta un semplice evento storico-biografico, ma la rappresentazione geometrica e metafisica della “Realizzazione dell’Uomo Universale” (Al-Insān al-Kāmil nella dottrina sufi dell’Esoterismo Islamico).

La vera forma metafisica della croce analizzata da Guénon non è bidimensionale, ma tridimensionale, costituita da tre assi ortogonali coordinati che si intersecano in un punto centrale unico.

L’Asse Orizzontale Traversa (Orientamento Nord-Sud / Est-Ovest nel piano), rappresenta l’espansione indefinita di un determinato stato dell’essere (come lo stato umano). Corrisponde alla dimensione dell’ampiezza o dell’estensione. È lo sviluppo orizzontale delle possibilità individuali o contingenti, indicato anche come il “piano dell’esistenza”.

L’Asse Verticale (Axis Mundi), è la retta perpendicolare al piano orizzontale. Collega gerarchicamente tutti gli stati dell’essere, dai più inferiori e densi ai più elevati e spirituali. Rappresenta la direzione trascendente, la discesa del Raggio Divino (Sūtrātmā nella dottrina indù) e l’ascesa verso il Principio Supremo. Corrisponde alla dimensione dell’altezza e della profondità.

Il Punto Centrale (Centro del Mondo), è l’origine delle coordinate spaziali e metafisiche, l’incrocio in cui l’asse verticale taglia il piano orizzontale. Geometricamente privo di dimensioni (il punto inesteso), rappresenta l’Invariabile Mezzo (Chung Yung del Taoismo), l’Azione Senza Azione (Wei Wu Wei), o la “Pace Divina” (As-Sakīnah). È il luogo di risoluzione di tutte le opposizioni del piano orizzontale.

Guénon illustra come questa geometria sacra si ritrovi identica in diverse correnti dell’Iniziazione e del perennialismo.

Nell’Esoterismo Islamico l’asse verticale corrisponde al grado di Al-Alif (la prima lettera dell’alfabeto arabo, simbolo dell’Unità divina e della вертикаlità), mentre l’asse orizzontale corrisponde alla Bā’. L’unione dei due costituisce la struttura completa dell’Uomo Universale.

Nel Taoismo il piano orizzontale rappresenta il dominio delle “diecimila cose” (la manifestazione contingente), mentre l’asse verticale rappresenta la “Via del Cielo” (T’ien Tao). Il punto centrale è la “Presa del Vuoto” o il mozzo della ruota che rimane immobile mentre la circonferenza gira.

Nell’Induismo l’asse verticale è la linea lungo la quale si snodano i vari Loka (mondi o stati di manifestazione) uniti dal filo invisibile del Sūtrātmā (lo Spirito-Solfatara che attraversa tutti gli stati).

Nella teologia cattolica e nella patristica, questo simbolismo si integra perfettamente con la dottrina del Corpo Mistico e con la figura di Cristo come Cosmocrator. Cristo sulla croce unifica le direzioni dello spazio (ampiezza, lunghezza, altezza e profondità, come citato da San Paolo in Efesini 3,18). Il cuore trafitto di Cristo è la localizzazione corporea del Centro del Mondo, sorgente dei Sacramenti (sangue e acqua) e punto di reintegrazione dell’umanità caduta.

Dall’analisi di Guénon si estrae la prassi della concentrazione sul “Centro dell’Essere”, applicabile nelle discipline di contemplazione e meditazione.

L’operatore spirituale deve comprendere che le oscillazioni del piano orizzontale (piacere/dolore, affermazione/negazione, vita/morte) sono attive solo finché ci si trova lungo la periferia o i bracci della croce. La pratica richiede di ritirare l’attenzione dai bracci orizzontali e condurla al punto d’intersezione centrale mediante la fissazione del pensiero sul “Non-Manifesto”.

Durante la postura meditativa, si visualizza l’asse verticale come un raggio ininterrotto di luce incorporea che attraversa la sommita del capo (il punto Brahmarandhra della tradizione indù o la corona spirituale), scendendo fino alla base della colonna e prolungandosi all’infinito verso i mondi superiori e inferiori.

L’inspirazione e l’espirazione rappresentano l’espansione e il riassorbimento lungo l’asse orizzontale, la ritenzione del respiro (Kumbhaka) nel punto centrale corrisponde all’apertura della porta verticale verso gli stati superiori di coscienza (l’estasi o Samādhi).

Fonti Bibliografiche

René Guénon, Il Simbolismo della Croce, Luni Editrice, Milano, 1998, Cap. I-III (pp. 15-32), Cap. VII-IX (pp. 48-65), Cap. XVI (pp. 95-102).

René Guénon, L’Uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta, Adelphi, Milano, 1992, Cap. XX (pp. 145-152).

René Guénon, Simboli della Scienza sacra, Adelphi, Milano, 1990, Cap. LVI (pp. 310-318).


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